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giovedì 11 maggio 2017

Scrivere e disegnare fumetti: una sceneggiatura, due disegnatori, nove vignette

Ho scritto una tavola autoconclusiva usando una gabbia a 9 vignette, e due disegnatori molto bravi e molto gentili l'hanno disegnata. Sono Sergio Vanello (qui trovate il suo sito) e Luca Marcenaro (qui trovate il suo sito). Ognuno ha disegnato la tavola in completa autonomia, usando il proprio stile, la propria sensibilità e le proprie competenze di narratore. Ne sono uscite due tavole tanto diverse quanto ugualmente efficaci. Piuttosto che soffermarmi a sottolineare somiglianze e differenze, preferisco mostrarvele, insieme alla sceneggiatura scritta da me, così potete godervele e studiarvele con calma scoprendo da voi i dettagli. Eccole:

Disegni di Sergio Vanello. Clicca per ingrandire



Disegni di Luca Marcenaro. Clicca per ingrandire

Ed ecco la sceneggiatura su cui è basata:


Clicca per ingrandire.


Trovo sempre stimolante vedere come un disegnatore decida di interpretare una sceneggiatura. Anche in una tavola breve si possono notare scelte narrative, a livello di inquadrature, dettagli, recitazione dei personaggi o altro, che sono state fatte per raccontare al meglio la storia. Parlo di scelte narrative perché, per come la vedo io, chi disegna fumetti basandosi su sceneggiature altrui è altrettanto narratore di chi le scrive. In un linguaggio estremamente visivo come è il fumetto, pensare che il disegnatore sia solo un mero esecutore significa non aver ben chiaro come i fumetti si facciano, e nemmeno come funzionino a livello teorico e pratico.

La sceneggiatura l'ho pubblicata, in origine, nella mia newsletter, Appunti dai tavolini di un bar, su cui da qualche mese mi diverto a raccontare parte del mio lavoro e parte delle cose che mi interessano. Tra queste parti, ci sono diverse sceneggiature di tavole autoconclusive: ora come ora ne ho pubblicate 11 (se non sbaglio i conti) e ho intenzione di portare avanti questo esercizio. Per me è interessante utilizzare la newsletter come banco di prova per sperimentare un po' con formati e temi che mi incuriosiscono, e se alla lunga ne nascono collaborazioni come questa con Sergio e Luca, è tutto tempo speso benissimo.

In caso vogliate iscrivervi alla newsletter, potete farlo a questo indirizzo, mentre qua trovate l'archivio con le mail spedite fino a oggi, così potete farvi un'idea dei contenuti e decidere se iscrivervi o meno.

Un grandissimo grazie a Sergio e Luca per aver disegnato questa tavola, hanno fatto entrambi un gran lavoro e mi hanno dato modo di fare un passetto avanti col mio lavoro. Perché se scrivere, prendere appunti e sceneggiare è essenziale, vedere poi il fumetto fatto e finito non è solo una figata, ma pure un momento di studio e autocritica.

giovedì 14 aprile 2016

"...e il 21 marzo ad Acapulco, Iris fa il suo ultimo tuffo." Tavole a fumetti - Tyler Cross - Angola - di Fabien Nury e Bruno

Ogni tanto incappo in tavole a fumetti che per vari motivi mi piacciono parecchio. Quando mi ricordo, le piazzo qua sul blog.

La tavola precedente si chiude con la didascalia "...e il 21 marzo ad Acapulco, Iris fa il suo ultimo tuffo."


Tratta da Tyler Cross: Angola. Di Fabien Nury e Bruno. Edito in Italia da Editoriale Aurea su Skorpio N° 2041

giovedì 24 dicembre 2015

Non è come la scrivi tu, è come la disegnano loro. Working Methods è un bel dietro le quinte del fare fumetti.

Se la stessa sceneggiatura viene assegnata a disegnatori diversi, il risultato cambia. Anche parecchio.


Sento dalle retrovie un sonoro “Graziarcazzo!”. Concordo, però non si nasce tutti imparati. Inoltre non è nemmeno scontato che tutti i  lettori di fumetto sappiano di preciso quali sono e come sono definiti i ruoli di sceneggiatore e disegnatore. 

Se la storia, di norma, la decide lo sceneggiatore, così come i dialoghi, quando si tratta di dover decidere la “regia” della storia, spezzare il tempo nelle singole vignette, decidere come montarle nella singola pagina, quanto è farina del sacco dello sceneggiatore, e quanto del disegnatore?

La risposta più banale e sincera è: dipende. Dal team creativo, dalla serie, dalla casa editrice, da diktat editoriali e da un sacco di altri fattori. Proprio questa varietà di variabilità rende ogni storia un caso a se e la sua analisi potenzialmente interessante. Analisi che a posteriori può far credere che determinate scelte siano frutto, per dire, dello sceneggiatore, prendendo magari una cantonata che allo stesso tempo fuorvia l’analisi e non paga il giusto tributo al disegnatore.


Questo pippotto introduttivo per spiegarvi come mai abbia comprato e divorato Working Methods, un volume che raccoglie tre sceneggiature brevissime ( 3 pagine l’una) disegnate da un totale di 8 disegnatori diversi. Una sorta di making-of/intervista/commento ideato da John Lowe (autore anche di una delle tre sceneggiature), che ha raccolto le impressioni dei vari artisti andando a chiedere loro in che modo hanno affrontato i testi, dai primi bozzetti alla tavola ultimata, passando per layout, chine, documentazione e tutto il resto.

Se le domande sulla tecnica di disegno pura, l’uso dei materiali e delle tecnologie può incuriosire di più i disegnatori, per quanto mi riguarda l’affare si fa interessante quando i vari artisti spiegano come mai hanno deciso di prendere la sceneggiatura come una traccia su cui lavorare, e non come un libretto di istruzioni da seguire a menadito. 

Potrei tirarla per le lunghe ma credo sia più utile, e più chiaro, mettere direttamente una sceneggiatura e le corrispondenti tavole disegnate da 3 autori. Le trovate in fondo al post.


La sceneggiatura è di Mark Kneece, mentre al tavolo di disegno ci sono Mark Schultz, Kelsey Shennon e Mark Brunner. A colpo d’occhio si nota come la differenza macroscopica tra i tre sia la scelta della gabbia. Schultz ha optato per una gabbia rigida, metodica, a sei vignette tutte più o meno uguali, mentre gli altri due hanno scelto quella più libera in cui le dimensioni e la posizione variano secondo scelte ben precise per determinare il ritmo della storia.

Chi ha fatto la scelta migliore? Ma c’è una scelta migliore, a priori?

Se la gabbia è uno strumento macroscopico nell’arsenale dei fumettisti, tutto quanto viene messo al suo interno (e quanto viene scelto di lasciare fuori all’immaginazione del lettore) diventa per quanto piccolo un mezzo per raccontare al meglio la storia.

Paragonando le tre storie si possono notare certe interessanti discrepanze non tanto tra di loro (come è ovvio aspettarsi), ma tra il disegno e la sceneggiatura. C’è chi ha cercato di essere molto fedele al testo, chi ha preferito eliminare vignette ideate dallo sceneggiatore, chi invece spezzarne alcune. Le inquadrature differiscono spesso da quanto richiesto: i disegnatori ci hanno visto giusto quando hanno preferito allargare il campo visivo del lettore, o era meglio seguire l’intuizione dello sceneggiatore?


E tra un disegnatore e l’altro notate chi abbia deciso di sfruttare maggiormente le luci per guidare l’occhio del lettore, e chi ha preferito far svolgere questo compito alla recitazione dei personaggi e al loro posizionamento all’interno delle singole vignette? E i passaggi tra una vignetta e l’altra come sono stati resi? Solo da quanto succede al loro interno, o anche da trucchi grafici che sottolineano i rapporti di causa e effetto, oltre al passare del tempo?

Un sacco di domande (ma solo alcune) che chi fa fumetti si deve porre e che vi mollo con lo scopo di incuriosirvi a ragionare su questi esempi, e magari farvi venire voglia di recuperare il volume per scoprire le ragioni dietro le scelte dei vari artisti.

Perché si tratta di un tipo di lavoro di analisi che non si trova poi così spesso in giro. Gli autori si dilungano, per fortuna, nello spiegare i ragionamenti che li hanno portati a fare certe scelte, tutti spinti in sostanza da pochi principi:

essere chiari
essere leggibili
rendere la storia interessante

e tutti sottolineano come il “bel disegno” e il “design figo” debbano lasciare lo spazio al racconto e alla chiarezza. Alcuni, inoltre, sono così onesti da notare i propri errori e scelte infelici: le interviste sono state redatte mesi dopo il completamento delle storie, dando loro modo di rileggerle con occhio fresco, e più distaccato.

Se i fumetti vi piacciono, e ancora di più se li volete fare, vi consiglio di recuperare il volume, si tratta di poco più di 170 pagine belle zeppe di osservazioni teoriche con la loro declinazione molto molto pratica. In formato cartaceo si trova a fatica e a non poco, però io l’ho comprato in versione digitale a un prezzo più che onesto. Lo trovate qua sul sito dell’editore, la TwoMorrows Publishing.





martedì 12 maggio 2015

Vignette in discussione, o di quanto mi sia piaciuto Panel Discussions di Durwin Talon

Questo post è interessante solo se vi piacciono moltissimo i fumetti, se li volete fare o se volete capirli meglio. No, non sono consigli elaborati dal sottoscritto e nemmeno esempi del mio lavoro. Però ho letto un volume d’analisi che ho trovato ben fatto e pieno di spunti, si intitola Panel Discussions, edito dalla TwoMorrows Publishing.


Il curatore, Durwin Talon, ha avuto la buona idea di rendere la cosa molto pragmatica e circoscritta, ponendo domande tecniche su problematiche precise che vengono affrontate dai fumettisti nel loro creare vignette e tavole.

È una raccolta di conversazioni con una riga di autori molto molto bravi e dallo stile diverso tra loro.
Tanto per darvi un’idea della qualità degli autori, ci trovate dentro tra gli altri Mike Mignola, Will Eisner, David Mazzucchelli, Walter Simonson, Mike Wieringo. Più o meno tutti autori che bazzicano il mondo dei supereroi, ma comunque con esperienze molto varie, dalla pittura a olio, all'illustrazione pubblicitaria, passando per le autoproduzioni, l'underground e lo storyboarding. Vi lascio in fondo al post la lista completa.


Ogni capitoletto è dedicato a un singolo autore: Talon lo introduce brevemente, lo fa parlare di teoria del racconto a fumetti e poi si arriva alla ciccia, il vero bonus di questa pubblicazione: spiegare come mai l’autore ha ideato e disegnato una o più tavole in un certo modo. Con la tavola riprodotta e, in molti casi, con le fasi antecedenti: schizzi preparatori, layout, matite, chine e via così.
Per cui potete guardare le tavole scelte da Mignola come esempio e capire come mai una vignetta molto piccola assume un valore molto grande all’interno della tavola. Non è solo quanto disegnato, ma il modo in cui è stato disegnato, quali colori sono stati usati, come il tutto è bilanciato con le altre vignette che formano la tavola. 

Scoprite come mai autori come Eisner considerano tutto ciò che fa parte della tavola un segno essenziale al racconto: i baloon, le onomatopee, i font stessi dei dialoghi. Come ha deciso di manipolarli tutti, in maniera anche piccola, per far passare il ritmo, l’atmosfera e l’emozione che si è prefisso ideando le sue storie. E come mai decise di aprire le sue storie di Spirit con una splash-page.

Van Fleet approfondisce in che modo l’uso del colore non è semplice riempitivo degli spazi ma freccia all’arco di ogni fumettista che voglia sottolineare determinate emozioni o persino concetti. Talon infatti non si fissa su un solo aspetto del fare fumetti ma bene o male copre tutto quanto concerne la parte visuale del linguaggio. Quindi ogni tanto vi beccate anche mini-lezioni sulla teoria del colore, sull'equilibrio tra bianchi e neri o su come sia efficace l'inchiostrazione di Dick Giordano.

E molto spazio lungo il volume viene dedicato al concetto di tavola e a quello che in italiano viene spesso definito “gabbia” o “griglia” delle vignette: c’è chi trova la rigidità della gabbia comoda, chi preferisce usarla solo come punto di partenza e altri che ne farebbero volentieri a meno.

Ora, se cercate un volume che parli di sceneggiatura, trama, narrativa e cose così, no, niente, volume sbagliato. Anche se per me è sempre molto interessante vedere la sceneggiatura scritta e la tavola finita, come capita nei capitoli dedicati a Randy Stradley e Wieringo, il punto di forza di Panel Discussions è proprio quello di focalizzarsi sul design dei fumetti. Il che credo possa essere solo un bene: io vivo nella convinzione che chi racconta per immagini, anche se è solo uno sceneggiatore, può solo giovarsi dallo studiare molto gli aspetti e le tecniche più puramente visive del fumetto (o del cinema). Alla peggio uno si trova in mano maggiori strumenti d'analisi per capire quello che legge e vede. Nella migliore delle ipotesi può riuscire a scrivere sceneggiature migliori e ridurre al minimo richieste impossibili per i disegnatori.

Volendo trovargli un difetto: se le tavole fosse di maggiori dimensioni e la stampa un filo migliore, sarebbe meglio. Ma già così è tanta roba e molto utile.

Comunque su google books trovate una sostanziosa anteprima, praticamente tutto il capitolo su Mignola, qua, e su Issu altre pagine da sfogliare, qua.

Vi ho parlato di Panel Discussions, edito da TwoMorrows Publishing. 


Gli autori raccolti sono:

Mike Carlin
Randy Stradley
Mike Wieringo
Mark Schultz
Dick Giordano
Mike Mignola
Brian Stelfreeze
Scott Hampton
David Mazzucchelli
Chris Moeller
Walter Simonson
George Pratt
John Van Flett
Mark Chiarello
Will Eisner