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mercoledì 5 novembre 2014

Ansia, fatica e immunosoppressori a Lucca Comics&Games - o del perché ci vuole il fisico per reggere una convention di fumetti

Quattro giorni di Lucca Comics&Games sono una prova di resistenza fisica e mentale. Con un sistema immunitario compromesso dagli immunosoppressori come il mio, ancora di più. Nel 2013 ho tracollato il pomeriggio del secondo giorno, prendendomi la mattina del terzo di riposo. E tornato a casa mi ero ripromesso che nel 2014 avrei retto tutti e quattro i giorni.


E ci sono riuscito. Perché, per quanto suoni assurdo, avevo deciso che questa Lucca sarebbe stato un banco di prova per la mia salute, la mia resistenza alla fatica e ad altri aspetti che mi mettono in crisi.

Chiarisco: non posso lamentarmi della mia salute perché, dati clinici alla mano, sono messo bene. E considerato che negli ultimi 10 anni sarei potuto già morire male di cancro per due volte, sono praticamente in eccellenti condizioni fisiche. 

Tra gli strascichi che mi porto dietro a partire dal trapianto epatico del 2008 ce ne sono un paio che mi danno più rogne degli altri. Uno è prettamente fisico e l’altro più psicologico, e credo siano evidentemente collegati tra loro. 
Foto di Sal Abbinanti
Quello fisico è che la mia capacità di reggere la fatica e la conseguente ricarica necessaria per ripigliarmi non è delle migliori. Se fossi un personaggio da GDR o Videogioco, la mia barra dell’energia la vedreste scendere veloce a livello “mi serve una pozione rigenerante” e risalire lenta come la voglia di lavorare il lunedì mattina. E come ogni giocatore sa bene, quando l’energia o i punti ferita sono bassi ti senti il culo stretto stretto stretto perché sai che sei a rischio game over, o come minimo ti tocca riposare o trovare un medikit.

E qua si collega l’altro punto, quello più psicologico.

La consapevolezza di non avere chissà quale resistenza mi mette in una condizione di ansia più o meno costante. Il tormentone “Non è la paura ma è la paura della paura a fotterti” è un cliché che suona come un mantra da motivatore per contrattisti ma è di strabiliante realismo per tutti quelli che soffrono, in varia gradazione, di ansia.

Le mie ansie partono da un piano pratico-organico: ho l’ansia che il rigetto del fegato mi colga all’improvviso, ho l’ansia che il cancro torni, ho l’ansia di un generico malessere dovuto a un’improvvisa precipitazione del livello della mia barra d’energia che mi lasci svenuto in una via senza nessuno a soccorrermi. 

Quest’ultima ansia, quella di essere colpito da un generico “mi sento male” mi ha bloccato parecchio nel periodo post-trapianto. Inutile anatomizzare nei dettagli quell’arco narrativo ma diciamo che per circa due anni mi sono più o meno rinchiuso in casa limitando al minimo la vita sociale e passando molto tempo a chiedermi “Quando succederà?”. L’idea di essere fuori casa, lontano da casa, magari in mezzo a folle pressanti in spazi angusti mi pigliava malissimo.

Folla, spazi angusti, folla, lontananza da casa, folla, fatica. 

Foto di Sal Abbinanti
Se avete anche solo visto le foto di Lucca Comics&Games potete intuire quanto immergermi volutamente in quella situazione sia stata una scelta non dico sofferta, ma di certo non serena, entusiasta o spensierata. E allo stesso tempo è stata una scelta voluta, desiderate e pianificata.

Una volta deciso che sarei andato a Lucca, nel 2013, l’ansia si è accesa e non si è spenta fino al giorno dopo la fiera, quando sono tornato a casina nel mio lettuccio, con i muscoli intrisi di fatica e i nervi che un po’ si scuotevano per gli immunosoppressori e un po’ per la tensione di quattro giorni che defluiva come scariche elettrostatiche.

E tra un tremore, un crampo e qualche interessante interazione immaginata tra suini e divinità, ricordo di aver pensato “Ma chi cazzo me lo ha fatto fare?” e “L’anno prossimo lo rifaccio. Ma ci arrivo meglio preparato.”

Qua nel blog ne parlo molto raramente ma l’allenamento fisico è diventata ormai una routine abbastanza integrata nel mio quotidiano. 5-6 allenamenti a settimana che hanno un effetto benefico sul mio fisico in generale, su alcuni effetti collaterali degli immunosoppressori in particolare (meno tremore, meno crampi, meno insonnia, ne parlo qua) e sull’ansia. Perché, molto banalmente, constatare di essere in grado di fare più trazioni di prima o di pedalare più a lungo di prima mi rende oggettivo, evidente e misurabile uno stato di salute e capacità che la vocina dentro di me non vorrebbe mostrarmi. 

Lucca 2014 l’ho quindi preventivato come un meeting “atletico”: ho tarato i miei allenamenti in modo da arrivare a questa 4 giorni allenato ma non distrutto. Metto “atletico” tra parentesi perché io un atleta non lo sono, ma è per farvi capire l’approccio con cui l’ho dovuta-voluta affrontare per poterla vivere con meno ansia dell’anno scorso. L’ho detto, suona tutto un po’ ridicolo: vai a una fiera di fumetti per lavoro e lo affronti che sembra parli dei mondiali di triathlon. Il punto è che io non ci vado per lavoro. 

Ora, sia chiaro, per chi scrive, in particolare fumetti, Lucca è necessaria. Si conosce gente, si progetta con gente, si buttano idee. Ma io mentirei se vi dicessi che il lavoro è stata la motivazione principale dell’esserci stato nel 2013 e di nuovo quest’anno.

Per me è stato il desiderio di testarmi sul campo e vedere come reggo. Il lavoro, i contatti, le PR, l’aver incontrato nuovi e vecchi amici, mangiare panini buonissimi, vedere fumettisti fare cose strepitose, sentire gente che fa un mestiere che ama parlarne con entusiasmo sono cose bellissime che mi hanno dato molto. La generale atmosfera di festa e un po’, come ha detto un mio amico, da Spring Break americano, è strepitosa, ti esalta, ti fa venire voglia di fare e bregare.

Foto di Sal Abbinanti
Ma a spingermi a voler andare a Lucca, per me, erano il desiderio di non farmi bloccare dall’ansia e quello di vedere quanto regge questo corpo rattoppato e un pochino zombie. 

Su questi due fronti posso solo che dirmi contento. 
Avrei voluto sentire meno fatica? Si. 
Avrei voluto non sentire così spesso la vocina dentro di me chiedersi “Quando succederà?”? Si. 
Avrei voluto rompere meno i maroni ai miei compagni di viaggio su questi punti? Molto. 
Avrei voluto girare di più, incrociare più persone, fare di più? Moltissimo.

Si poi ci sono i contatti di lavoro, i progetti, le idee.

Ma che te ne fai di un lavoro se poi non esci di casa e ti lasci andare al vittimismo e al “Quando succederà?”?

Non è che consideri la questione risolta ma, di nuovo, dati alla mano sto meglio di prima e questo è d’aiuto.

Per cui ora ho 12 mesi per arrivare a Lucca Comics&Games 2015 più in forma.


Ci vediamo l’anno prossimo in mezzo alla folla.

lunedì 16 luglio 2012

Prove tecniche di piegamenti sulla verticale - Handstand, ci sto arrivando.

Tra le cose che voglio imparare a fare quest'anno, ci sono i piegamenti fatti sulla verticale. Da qualche tempo sto lavorando alla forza necessaria per riuscirci, con un esercizio che gli ammerigani chiamano pike-push up. Lo vedete nell'immagine qua sotto:

Maglia della salute. A righe orizzontali. Chissà il pigiama con la patella sul culo.
Ma la forza è solo uno dei fattori da tenere sotto controllo. L'altro enorme ostacolo è l'equilibrio necessario a rimanere in posizione a testa in giù in maniera stabile. E questo lo si può imparare solo mettendosi sulle mani e provando l'handstand, cioè la verticale.

Ingoiando la paura di spaccarmi le spalle o rompermi il muso scivolando, un paio di giorni fa ho provato a fare la verticale e questo è il risultato:

Ficcherò gli alluci nei faretti, me lo sento.

Si, nella foto sono io. Ora, chiamarla verticale è un'insulto a qualsiasi ginnasta, acrobata o anche bimba di 10 anni che si diverte a farla deridendomi con giustezza. Primo perché per arrivare alla posizione che vedete in foto mi sono aiutato "camminando" sull'armadio che si trova in faccia a me. Secondo perché alla fine della risalita sono rimasto poggiato per qualche secondo con culo e gambe contro la parete alle mie spalle. Terzo perché ora come ora riesco a staccare dal muro solo gambe e culo, mentre le spalle rimangono ancora adese alla parete. E a occhio direi che le braccia sono fuori asse dalle spalle e dal resto del corpo, il che oltre a essere sbagliato immagino non faccia nemmeno benissimo all'articolazioni.

Però da qualche parte bisogna pur cominciare. Poi si tratta solo di fare un passo alla volta. Sulle mani. Per ora riesco a mantere quest'obbrobbrio di posizione per circa 5-6 secondi. Vediamo come andrà nelle prossime settimane. Tanto finché non riesco ad arrivare a una verticale davvero verticale e a tenerla per una 30ina di secondi, credo non tenterò mai di fare un push-up.

Se non mi slogo tutto vi tengo aggiornati.

lunedì 11 giugno 2012

Trazioni alla sbarra - si procede 1 kg alla volta ma si procede

Ho concluso l'allenamento per le trazioni alla sbarra di cui parlavo qua lo scorso mese.

La faccio breve: sono passato da 6 trazioni consecutive a vuoto a 10 ben fatte. Il massimale con zavorra è passato da 20kg a 22kg.

Sono contento per le trazioni a vuoto perché 10 ben fatte era il numero a chi miravo. 
Sono un po' combattutto sul risultato zavorrato. Ammetto che miravo ai 25kg. Non ho ancora abbastanza esperienza nell'allenamento per capire se le mie aspettative erano fattibili o meno. Forse un aumento di zavorra del 25% in quattro settimane era impensabile.

Però sono comunque progredito in avanti, il che è sempre una piccola conquista e pone l'obiettivo finale un passo più vicino.

Inoltre se penso che più o meno un anno fa non riuscivo a fare nemmeno una trazione a vuoto, tutto assume un'altra prospettiva.

Ora devo decidere se ripetere un ciclo dello stesso allenamento alla luce dei nuovi massimali, o provarne un altro. Qualsiasi cosa decida, vi farò sapere come procede.

Nel frattempo: breve gallery di belle ragazze più in forma di me!







lunedì 14 maggio 2012

Trazioni alla sbarra - più zavorra per la vittoria!

Appendersi a una sbarra e tirarsi su con un braccio solo è una delle cose che mi sono ripromesso di riuscire a fare quest’anno. Come tutto, si tratta di una capacità a cui si arriva un passo alla volta. Uno dei metodi consigliati per riuscirci è quello di allenarsi a fare le trazioni alla sbarra con due braccia legandosi una zavorra alla vita, arrivando ad aggiungere metà del proprio peso in zavorra.




Ora come ora riesco a fare una trazione completa aggiungendo 20kg. Dato che il mio peso corporeo oscilla stabilmente da qualche mese tra i 78 e gli 80 kg, devo arrivare a fare una trazione con 40kg di zavorra.


 
 
Ergo da oggi inizio un allenamento mirato ad aumentare il sovraccarico e che, allo stesso tempo, dovrebbe allenare anche il numero di ripetizioni totali nelle trazioni a vuoto. Tirando solo su me stesso, riesco a completarne 6 ben fatte, 10 spingendomi col bacino. Ma facciamo gli onesti e diciamo che ora come ora ne so fare 6 prima che mi si stacchino le braccia.
 
 


Il programma, che ho preso dal sito di Iron Paolo (che per quanto prolisso è molto interessante se vi interessate di allenamento legato alla forza e nello specifico al powerlifting), dura 4 settimane. Non so bene che margine di miglioramento aspettarmi. L’importante è che il miglioramento ci sia, tanto non c’è fretta. Fra quattro settimane vi racconto come va a finire.

P.S. Io le trazioni le faccio con la presa supina, quelle che gli americani chiamano chin-up. Per capirci, afferro la barra come le ragazze nelle foto che vedete in questo post.





martedì 3 gennaio 2012

5 cose che voglio imparare a fare nel 2012

1) Voglio imparare a fare le trazioni alla sbarra usando un braccio solo. Si tratta di riuscire a fare quello che vedete nel seguente video:



che a 85kg di peso sospetto saranno cazzi acidi.

2) Voglio imparare a fare i piegamenti sulla verticale, cioè quello che vedete nel seguente video:



avrò lo stesso bel culo, garantito.

3) Voglio imparare a fare i dragon flag, si tratta di un esercizio per gli addominali che vedete nel video qua sotto:



sperando non mi esplodano le cicatrici del trapianto.

4) Voglio cominciare a correre. Niente video, suppongo in vita vostra avrete visto qualcuno caraccolare sudando e bestemmiando per le vie. Io mi aggiungerò a questo nutrito plotone.

5) Voglio imparare a fare la focaccia. Che tra una sudata e l'altra dovrò pure tirarmi su di morale.

Penso aggiornerò il blog con i progressi dei vari punti, tanto per non perderli di vista e vedere se miglioro o meno.

mercoledì 27 luglio 2011

Sei in forma come una donna incinta?

Da quando ho iniziato a rimettermi in forma ravano in rete alla ricerca di consigli su come allenarsi. Essenziali sono i video per capire come eseguire i vari esercizi. Ne cercavo uno sull'esecuzione delle flessioni e mi sono imbattuto in Tinapigen1978. Tina si è allenata lungo tutta la gravidanza e si è filmata ogni mese. Nel seguente video la vedete fare 20 piegamenti perfetti. Sulle nocche.



Incinta di 9 mesi.

Il mio ego si è dimezzato, prima ancora di vedere il secondo video, dove Tina tira 7 trazioni alla sbarra.



Sempre incinta, sempre di 9 mesi e sempre senza produrre una goccia di sudore.

Nella descrizione del primo video dice di aver partorito il giorno dopo un bel bimbo. Io il bambino me lo immagino uscire dalla possente vagina di Tina usando il cordone ombelicale come una corda facendo saltelli, strapparlo a morsi e dare un calcio rotante all'ostetrica.

Ma Tina, che oltre tutto stacca 100kg di squat, 120 di deadlift, e ne alza almeno 108 di panca piana, non è l'unica gravida che si allena.

Su youtube mi si è aperto un mondo.

Gravida che fa un salto mortale all'indietro:



Gravida che corre:



Gravida che fa lo squat come se nulla fosse:



E infine donne gravide che fanno pull-ups, inverted rows, alzano bilanceri, fanno squat e in generale mi fanno sentire una mezza sega




Però le trovo anche stimolanti, e per una volta non parlo di basso ventre. Ora scusate ma torno a sputare sudore sangue e bestemmie sulle mie 5 miserrime flessioni. Senza nocche, per altro.