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lunedì 17 luglio 2017

Il Bus di Paul Kirchner è una striscia a fumetti molto particolare

C’è un tizio che aspetta l’autobus. Come premessa per una striscia a fumetti non sembra tra le più stimolanti. Eppure Paul Kirchner ne ha tirato fuori The Bus, una delle strisce comiche più interessanti che abbia letto, apparsa su Heavy Metal a partire dal 1979. Per farvi davvero un’idea del lavoro di Kirchner la cosa migliore è leggere le strisce che ho selezionato lungo questo post, o andare in questa gallery dove ne trovate parecchie.

Considerarla solo una striscia comica penso sia un disservizio al lavoro di Kirchner. Di sicuro un bel numero di strisce hanno un’impronta umoristica parecchio marcata giocando sulle aspettative del lettore e sui cliché dell’autobus come luogo-nonluogo che bene o male conosciamo tutti. Ma spesso Kirchner si diverte a usare le sue influenze di scuola surreale con rimandi più o meno espliciti ai maestri della pittura, usando il bus, la fermata, la strada e la città come elementi che a volte si fondono tra loro, a volte si compenetrano, a volte diventano la striscia o la vignetta.
Mi diverte molto il suo approccio parecchio rigido alla gabbia della striscia, che è quasi sempre divisa in vignette tutte uguali tra di loro, che gli permettono di giocare sul contenuto delle singole vignette e della striscia nel suo complesso, creando loop infiniti tra la prima e l’ultima. O, in alcui casi, anche giocando col senso di lettura della striscia che, se disorienta l’anonimo protagonista, rimane mi pare sempre molto leggibile e chiara al lettore.

Ed è questo un altro aspetto che mi piace molto di come Kirchner disegni le sue strisce di The Bus: sia che si tratti di battute leggere o di momenti più cerebrali e surreali, direi che non bara mai nei confronti del lettore con soluzioni del tutto campate in aria e inconcludenti. Ci sono sempre un rigore e una costruzione a monte che secondo me aumenta il senso di sbilenca realtà irreale in cui si muovono l’anonimo protagonista, il bus e il conduttore. E il fatto che riesca a fare tutto questo usando quasi sempre strisce mute è per me ammirabile.

Roba da godersi ma pure da rileggere con calma e studiare. Io mi sono comprato i due volumi editi da Tanibis Editions, cartonati che raccolgono anche le strisce più recenti. Kirchner infatti smise di lavorare a The Bus quando la rivista Heavy Metal passò dalla mensilità alle quattro uscite annuali, dicendo che gli pareva di iniziare a sentire un po' di affaticamento nel mantenere la sua creazione fresca e interessante. Avendo letto il secondo volume con le strisce nuove, direi che il periodo sabbatico interrotto nel 2013 non solo non lo ha fatto arrugginire dal punto di vista tecnico, ma di sicuro gli ha fatto passare la sttanchezza creativa. Ammesso ce l'abbia mai davvero avuta.

venerdì 14 ottobre 2011

Mono 10 - Diverso

A Lucca verrà presentato il numero 10 di Mono, la rivista edita da Tunuè che presenta storie da una tavola dedicate a un tema specifico. Quest'anno il tema è stato: Diverso.

All'interno ci trovate una tavola sceneggiata da me e disegnata alla grande da Donald Soffritti. Qua sotto trovate la prima vignetta della storia, per leggere il resto fate i bravi e compratevi una copia di Mono. Più sotto c'è la copertina bellissima di Massimo Carnevale.


Il protagonista si chiama Dave e ha subito un trapianto di fegato. Questa storia mi pare di averla già sentita...



A ciascuno il suo salvatore.


Grazie a Sergio, Daniele, Donald e la Tunuè per questa bella collaborazione. La tavola mi piace un bel po' e non vedo l'ora di godermi Mono 10 e leggermi con gusto le altre.

martedì 14 settembre 2010

James Wood - Come funzionano i romanzi

James Wood, senza S finale, professione critico di letteratura, da non confondere con James Woods, attore.
E occasionalmente ammazza vampiri.

Nonostante il titolo possa mettere il dubbio, Come funzionano i romanzi non è un manuale che insegni a scrivere. E' un saggio di critica letteraria in cui Wood si sofferma su alcuni aspetti essenziali del romanzo: lo stile dell’autore, la natura del personaggio e la differenza tra realismo, realtà e la loro rappresentazione in narrativa. Tutto questo viene esposto analizzando passaggi tratti dal lavoro di romanzieri degli ultimi due secoli, mettendo in luce meccanismi che se siete lettori vi passano sotto gli occhi da anni ma che magari non avete mai notato consciamente. Sono punti importanti perché a mio modo di vedere danno alcuni strumenti al lettore facendolo passare da mero fruitore passivo a lettore attento e curioso. Il che potrebbe essere il primo passo per diventare uno scrittore, quindi forse molto alla lontana si tratta di un Manuale di lettura per futuri scrittori.

Twilight è una cagata pazzesca!

Wood gode poi della capacità di trattare un argomento, reso a volte ostico e noioso dalla scuola, in maniera leggera, interessante e quasi avvincente, non perdendosi in lunghe digressioni ma dando solide basi da cui partire per appronfondire se interessati. Ed è proprio in questa capacità di invogliare il lettore a proseguire la ricerca andandosi a cercare magari gli autori citati che risiede la forza di questo saggio.

Per lo meno con me c’è riuscito lasciandomi una scimmia mastodontica di rileggere a distanza di anni o scoprire per la prima volta autori come Kafka, Foster Wallace, Green, Joyce, James, Dickens e molti altri.

Fottutissimi fanboy del cazzo.

Credo che per un critico e divulgatore portare un suo lettore a volerne ancora sia un risultato grandissimo. Buttateci un occhio che magari stimola anche voi.

sabato 28 agosto 2010

Tremors 5 - The Thunder from Down Under

Pare che sia in lavorazione il quinto episodio di Tremors. Come dissi qua, il primo Tremors è uno dei miei film preferiti, non mi stanca mai e ogni volta che passa in tv mi ci trovo invischiato dentro. Anche la scorsa domenica sono caduto nella trappola guardandomelo dopo pranzo e poi ho dato un giro di google cercando per l’ennesima volta curiosità sul film, imbattendomi in notizie scarse, contraddittorie e tutt’altro che certe su questo fantomatico quinto capitolo, TREMORS 5: The Thunder from down under.


"Allora, ci stai per il quinto episodio?"

Ammesso che la cosa succeda davvero, sembra che il nuovo film sarà ambientato in Australia (!), dovrebbe vedere il ritorno di Fred Ward, Michael “Burt Gummer” Gross e addirittura Kevin Bacon (!!), avere la partecipazione di Crhistopher LLoyd (!!!) (che interpreta uno scienziato pazzo nella serie televisiva) e ci potrebbe scappare pure una parte per Paul “Mr Croccodile” Hogan (!!!!). Quest’ultimo ce lo vedo a parlare coi vermoni e ipnotizzarli facendogli le corna, magari mentre una coppia di assblaster frulla nell’aria con slow-no alla John Woo.

"QUALCUNO CHIAMI IL MIO AGENTE!"

Considerando che le ultime notizie incerte risalgono all’anno scorso, mi pare che si tratti di un classico caso di development hell. Però io sotto sotto sono un bambino che sgrana gli occhi di fronte ai mostroni e mentirei se dicessi di non sperare che la cosa vada in porto. Gira voce che esca il 25 dicembre del 2010 in dvd. Chissà che il buon vecchio gesù non ci metta una buona parola, magari è un fan della serie.


martedì 17 agosto 2010

Agosto, moglie mia non ti conosco

Ho scoperto Achille Campanile grazie al mio nonnino più o meno dieci anni fa. Mi ricordo che stavo cazzeggiando in rete quando lo sentii ridere di gusto dalla sua camera. Fin li tutto normale dato che mio nonno era un tipo allegro di natura a cui piaceva leggere barzellette o guardare roba comica in tv. Per dire, guardava i Simpsons dopo pranzo ogni giorno. Però quel pomeriggio le risate erano continue, andavano su e giù di tono, s’acquietavano e poi ripartivano stile mitraglia. Potevo sentire che gli lacrimavano gli occhi. Dopo una ventina di minuti mi alzai pensando “Bon, gli ottanta li ha passati, al 2000 ci è arrivato, ormai ce lo siamo giocato.” e andai in camera sua. Trovandolo che ancora rideva con un libro dalla costa arancione in mano.
“Nonno, tutto a posto?”
“Si!” e croscio di risa “Sto leggendo Campanile” si asciuga gli occhi “Lo conosci?”
Mai sentito prima.
“Magari poi ci butto un occhio…” e con fiera spocchia adolescenziale me ne torno a cazzeggiare in rete.
Per fortuna dopo un paio di giorni mi appioppa il libro in mano dicendomi di leggerlo. Si intitola Agosto, moglie mia non ti conosco. Me lo bevo in un pomeriggio ridendo come un cretino in preda a crisi isteriche. La storia in brevissimo:

In un alberghetto sul mare si ritrova un gruppo di personaggi assortiti, in vacanza. Questa però è rovinata da un fattaccio: molti e molte di loro sono intrappolati in cinture di castità. E le chiavi sono finite in mare durante una tempesta. Tutti tentano di trovarle. Frattanto misteriosi furti avvengono nell’albergo, una ragazza non si vuole sposare, l’albergatore tenta di passare inosservato e l’eroico granatiere flette i muscoli sollevando l’obice.

Cliccala che si ride un casino!

Grazie a un paio di post scritti da un amicicio dell’internet che me lo ha fatto tornare in mente, mi sono riletto Agosto un paio di settimane fa, in un pomeriggio, e ho riso tutto il tempo come un cretino in preda a crisi isteriche. Ricordavo alcuni personaggi come l’eroico granatiere o i vari palombari che si incontrano lungo la storia. Ma avevo dimenticato del tutto la comparsata di Fantomas, i due fidanzati sadomasochisti e il malefico precettore che con il suo vile ingegno e malvagio piano rende orrenda la vita della giovinetta.

Quello che me lo fa adorare è la capacità di Campanile di deridere tutto e tutti, dal provincialismo genetico della società italiana ai cliches delle storie di mare passando per certi personaggi del romanzo d’appendice e romantico. Il tutto come detto mantenendo un ritmo che non stanca mai grazie all’arrivo in scena di personaggi sempre interessanti, colpi di scena da foulleton a una prosa funambolica. C’è nel romanzo una leggerezza di fondo, una freschezza nel modo di raccontare la storia che anche a distanza di dieci anni me lo ha fatto gustare in un soffio. Ed è incredibile pensare che possa risultare così moderno sia nell’impianto che nella prosa, considerando che la prima volta è stato pubblicato nel 1930. Dopo averlo letto e riletto capisco un po’ di più cosa piaceva al mio nonnino, cosa lo faceva ridere come un bambino anche passati gli ottanta anni e come mai una persona nata tra le due grandi guerre potesse ridere e capire i Simpsons.

La BUR lo ha ristampato da poco, fatevi un favore e leggetevelo in queste ultime settimane d’agosto.

lunedì 12 luglio 2010

Ai miei tempi i punk andavano a vapore e le matrici si spezzavano.

Grazie a un doppio colpo di culo mi sono accaparrato per 6 euro totali La matrice spezzata di Bruce Sterling e Steampunk di Paul Di Filippo. Quando dico che girare per bancarelle dell'usato fa bene al portafoglio e alla propria libreria, ci ho ragione, ci. ho.

Euro ben spesi per colmare una lacuna non da poco nella mia libreria leggendo due pezzi da 90 della letteratura sci-fi e capire da dove vengano un sacco di idee e atmosfere cyberpunk e steampunk che vanno per la maggiore nei rispettivi reparti della narrativa.

Tra i due il più divertente è Steampunk, sia per le idee irriverenti che lo affastellano, dalle tecniche usate dalla regina Vittoria per intessere rapporti altolocati, al protagonista razzista fino al midollo di Ottentots, fino ai siparietti che vedono Walt Whitman ed Emily Dickinson tubare nel terzo racconto di questa trilogia. Per non parlare del feticcio su cui ruota l'intera ricerca del secondo. E la comparsata del Brumoso Lovecraft? Ecco, l'aspetto punk inteso come rottura dei canoni, derisione dell'establishment del tempo sottolineandone sia la grande effervescenza di idee che il contemporaneo immobilismo sociale qui ci sono tutti, inseriti nella società ottocentesca come tanti piccoli barilotti di polvere da sparo per creare scompiglio in un genere che a volte pecca di ingessature e seriosità. Fatto sta che ora mi è salita una discreta scimmia di recuperare altro di Di Filippo oltre alla divertente raccolta L'Imperatore di Gondwana, e mi sa che dovrò rivolgermi ai testi in lingua originale. Ce la posso fare.


Anche in Schismatrix la componente punk eversiva è essenziale. A partire dal suo protagonista Abelard Lindsay, vero e proprio paria della società spezzata che sfrutta tutto, dalla tecnologia su cui riesce a mettere le mani alle persone che riesce a convincere, per sopravvivere, portare avanti i suoi piani di vendetta e tentare di sovvertire l'ordine costituito infilandosi nelle pieghe marginali della società in cui si trova di volta in volta. Al contrario di Di Filippo però non c'è molto spazio per le risate, anzi. Il tutto è piuttosto cupo e grigio, pieno di spazzatura umana e non. L'aria è malsana, la natura è quasi del tutto sterile e non si trova mai un taxi quando te ne serve uno. Insomma tutto molto interessante, discussioni sulla natura umana e della società. Però ogni tanto fattela una cazzo di risata, eh.


In sintesi se è vero che i due lavori hanno avuto grande influenza nei generi di appartenenza, ho l'impressione che in larga parte abbiano influito più sul reparto "estetico", di ambiente ed esteriore e meno su quello "politico" e di idee, probabilmente perché questi ultimi aspetti sono meno facili da replicare, necessitando di teste pensanti sia dietro alle tastiere che di fronte alla pagina stampata. Ma sono solo felice di essere smentito, e se avete letture da proporre fatevi avanti che per i consigli c'è sempre spazio.

martedì 22 giugno 2010

Phineas & Ferb e la colazione dei campioni

Phineas e Ferb sono due fratellastri dotati di due caratteristiche che li rendono i miei begnamini della colazione: fantasia sfrenata e manualità senza confini.

E sanno come rilassarsi.

Vivono quel periodo bellissimo della vita che sono le vacanze estive quando eri ancora bambino e avevi tempo libero a strafottere da riempire come meglio credevi, e loro lo riempiono ad esempio pimpando la macchina della madre e gareggiando a una gara stile Daytona. Oppure creano una spa nel loro giardino, oppure una spiaggia completa di palme, hawaiani che ballano la hula e mare, in cui organizzano una gara di surf. Il tutto all'insaputa dei loro genitori e per il nervosismo della loro sorellastra maggiore che spera sempre di sputtanarli, ma non ce la fa. Tiè.

Inoltre hanno la fortuna di avere come animale casalingo un Ornitorinco di nome Perry che non sembra particolarmente brillante:


ma in realtà è, a loro insaputa, l'agente P, membro dell'O.W.C.A. alle prese contro lo scienziato pazzo Dr. Doofenshmirtz. E giuro che Perry è uno degli agenti segreti più fighi della storia.

Oltre a portare un cappello cazzutissimo.

La serie attualmente viene trasmessa la mattina su raidue intorno alle 8. E' molto divertente, ha un ritmo della madonna, idee brillanti e numeri musicali brevi e dal ritmo che ti si chiava in testa e ci rimane tutto il giorno. Inoltre ha il grandissimo pregio di avere protagonisti propositivi, allegri, tranquilli senza essere perfettini o insopportabili. Grande serie da seguire.

giovedì 3 giugno 2010

Bombe atomiche e bambini impressionabili

Clicca per sentire le radiazioni

L'immagine che apre il post è tratta da un test nucleare tenuto dai francesi negli anni '70 ed è una delle mie immagini preferite in assoluto che mi accompagna da almeno 25 anni.

Mi ricordo di averla vista per la prima volta da bambino in un librone cartonato che si intitolava qualcosa come "Il grande libro della SCIENZA". Scienza era scritto così, tutto maiuscolo con caratteri grossi e in rosso. Gli mancava solo il punto esclamativo.

Quest'immagine l'ho sempre trovata bella, affascinante e terribile allo stesso tempo. Perfettamente umana e aliena. E' così piena di forza e distruzione, ricolma di domande che richiedono una risposta e scintillante di storie che vanno scoperte e raccontate. E' probabilmente per colpa di questa singola immagine se mi interessa la scienza nei suoi aspetti spettacolari e folli, gli scienziati come Tesla, gli esperimenti sugli elefanti in acido e tutta quella narrativa pop che vede in grossi botti e roba strana il suo cuore caldo e pulsante.

E oggi, saltando da un link a un altro, credo di essermi imbattuto nel video che documenta l'esplosione da cui è tratta la foto.



Mi sento un po' bambino di nuovo.

sabato 22 maggio 2010

Il Vangelo secondo Biff di Christopher Moore

Quando Maria Maddalena si sposa con un coglione, Gesù e il suo migliore amico Biff decidono di partire alla ricerca dei Re Magi.

Da qui in poi incontreranno maghi, demoni, concubine cinesi, yogi, monaci tibetani ed elefanti che fanno yoga. Impareranno le arti marziali, l'uso dei veleni e degli esplosivi, tecniche di meditazione e la moltiplicazione del riso. Salveranno bambini, guariranno persone, predicheranno un messaggio di amore e pace universale.

Poi tornano a casa e Cristo viene inchiodato.

Con Il Vangelo secondo Biff Christopher Moore risponde fondamentalmente a una domanda: e se Cristo fosse il protagonista di un romanzo d'avventura?

La risposta è che vi inchioderebbe alla pagina dal primo momento, legando atmosfere pulp a un impianto da commedia on the road con striature surreali da far scompisciare. Ammetto che vedendo sulla bandella un paragone con Douglas Adams ero un po' scettico, ma a lettura conclusa devo dirmi d'accordo. Alcuni passaggi e dialoghi non sfigurerebbero nel "Vangelo galattico per autostoppisti", e nemmeno vicino ai lavori di Philip J. Farmer per i dialoghi ingarbugliati che lasciano i personaggi confusi e stralunati.

Nonostante le quasi 600 pagine si legge in leggerezza, si ride di gusto e in qualche punto rende umana e vicina la figura di Cristo molto più di qualsiasi sermone abbiate ascoltato.

Ora devo mettere le mani su qualcos'altro di Moore, magari Practical Demonkeeping.

lunedì 20 luglio 2009

Tremors - 5 cose che me lo fanno guardare ogni volta

Se tutte le volte che mi cade l'occhio su Tremors quando passa in tv finisco per guardarlo fino alla fine probabilmente ci sarà un motivo. A ben pensarci ce ne sono almento 5 e vi tocca leggerli qua di seguito, dopo la locandina.


1) I Vermoni*.

Non voglio sapere cosa ci peschino con ste esche...

Fondono in qualche modo la tradizione del monster-movie di una volta, quello che vedeva insetti o rettili giganti pasteggiare con carne umana, e quella dello slasher a la Venerdì 13, con il gruppetto di persone che viene falcidiato uno dopo l'altro dall'implacabile forza del male. Oppure li potete vedere come il figlio illegittimo di un Facehugger e un lombrico, o di Giger e Herbert. Fatto sta che ormai hanno il loro posto nel Salone dei Mostri.

2) Gli eroi.

Birre in offerta!

Slater e Ward sono due operai specializzati non proprio brillanti che desiderano da tempo cambiare vita e quando si decidono gli tocca vedersela coi Vermoni. Mi piacciono perché riescono a essere un po' fessacchiotti senza cadere nella macchietta, simpatici senza essere piacioni e i loro momenti eroici non sono mai stucchevoli. Me li vedo che dopo essere sopravvissuti si bevono una birra tenuta in fresco nel WC ragionando su come pagare l'affitto.

3) Il muro delle armi.


E in questa sala, L'Invidia del Pene™

Semplicemente il mio sogno bagnato di 12enne con le prime erezioni che voleva casualmente un fucile a pompa. Inutile che fate quelle facce, non esiste maschio sulla faccia della terra che non abbia desiderato almeno una volta possederla.

4) Burt Gummer.

Ti ho sotto tiro, Sigmund.

L'uomo col fucile più grosso in circolazione, pronto a sopravvivere al fallout nucleare, a terremoti 10 richter e probabilmente all'impatto con un asteroide, e poi "da sottoterra spuntano quei cazzo di mostri". Ma lui ci crede sul serio, crea dei candelotti esplosivi con "prodotti chimici fatti in casa nelle giuste proporzioni" e fa la sua parte nel salvare la pellaccia di tutti. Non puoi non amarlo.

5) La sceneggiatura. Tremors è un film semplice, con una trama scarna e senza chissà quali significati nascosti, ma è raccontato bene. Tutta la prima parte presenta i personaggi in maniera organica e naturale, il rumore e le vibrazioni, fondamentali per la storia, vengono sottolineate dal frigo a cui parte di botto il motore, dalla bambina che zompa sul pogo, dalla studentessa di sismologia, dai lavori stradali. Persino il caterpillar ce lo schiaffano davanti con nonchalance mentre ci mostrano Slater e Ward al lavoro. Tutti i personaggi principali hanno dialoghi ben scritti che ne mostrano il carattere in un paio di battute, ci sono alcune morti/sparizioni più che interessanti e le dinamiche nel gruppo risultano credibili. Un po' di ironia buttata qua e la per sdrammatizzare ma senza eccessi postmoderni e metacinematografici.

Insomma, filmone con la B maiuscola.

*si lo so, dal sequel in poi si chiamano Graboids, ma nel mio cuore saranno sempre i Vermoni.