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lunedì 17 luglio 2017

Il Bus di Paul Kirchner è una striscia a fumetti molto particolare

C’è un tizio che aspetta l’autobus. Come premessa per una striscia a fumetti non sembra tra le più stimolanti. Eppure Paul Kirchner ne ha tirato fuori The Bus, una delle strisce comiche più interessanti che abbia letto, apparsa su Heavy Metal a partire dal 1979. Per farvi davvero un’idea del lavoro di Kirchner la cosa migliore è leggere le strisce che ho selezionato lungo questo post, o andare in questa gallery dove ne trovate parecchie.

Considerarla solo una striscia comica penso sia un disservizio al lavoro di Kirchner. Di sicuro un bel numero di strisce hanno un’impronta umoristica parecchio marcata giocando sulle aspettative del lettore e sui cliché dell’autobus come luogo-nonluogo che bene o male conosciamo tutti. Ma spesso Kirchner si diverte a usare le sue influenze di scuola surreale con rimandi più o meno espliciti ai maestri della pittura, usando il bus, la fermata, la strada e la città come elementi che a volte si fondono tra loro, a volte si compenetrano, a volte diventano la striscia o la vignetta.
Mi diverte molto il suo approccio parecchio rigido alla gabbia della striscia, che è quasi sempre divisa in vignette tutte uguali tra di loro, che gli permettono di giocare sul contenuto delle singole vignette e della striscia nel suo complesso, creando loop infiniti tra la prima e l’ultima. O, in alcui casi, anche giocando col senso di lettura della striscia che, se disorienta l’anonimo protagonista, rimane mi pare sempre molto leggibile e chiara al lettore.

Ed è questo un altro aspetto che mi piace molto di come Kirchner disegni le sue strisce di The Bus: sia che si tratti di battute leggere o di momenti più cerebrali e surreali, direi che non bara mai nei confronti del lettore con soluzioni del tutto campate in aria e inconcludenti. Ci sono sempre un rigore e una costruzione a monte che secondo me aumenta il senso di sbilenca realtà irreale in cui si muovono l’anonimo protagonista, il bus e il conduttore. E il fatto che riesca a fare tutto questo usando quasi sempre strisce mute è per me ammirabile.

Roba da godersi ma pure da rileggere con calma e studiare. Io mi sono comprato i due volumi editi da Tanibis Editions, cartonati che raccolgono anche le strisce più recenti. Kirchner infatti smise di lavorare a The Bus quando la rivista Heavy Metal passò dalla mensilità alle quattro uscite annuali, dicendo che gli pareva di iniziare a sentire un po' di affaticamento nel mantenere la sua creazione fresca e interessante. Avendo letto il secondo volume con le strisce nuove, direi che il periodo sabbatico interrotto nel 2013 non solo non lo ha fatto arrugginire dal punto di vista tecnico, ma di sicuro gli ha fatto passare la sttanchezza creativa. Ammesso ce l'abbia mai davvero avuta.

giovedì 11 maggio 2017

Scrivere e disegnare fumetti: una sceneggiatura, due disegnatori, nove vignette

Ho scritto una tavola autoconclusiva usando una gabbia a 9 vignette, e due disegnatori molto bravi e molto gentili l'hanno disegnata. Sono Sergio Vanello (qui trovate il suo sito) e Luca Marcenaro (qui trovate il suo sito). Ognuno ha disegnato la tavola in completa autonomia, usando il proprio stile, la propria sensibilità e le proprie competenze di narratore. Ne sono uscite due tavole tanto diverse quanto ugualmente efficaci. Piuttosto che soffermarmi a sottolineare somiglianze e differenze, preferisco mostrarvele, insieme alla sceneggiatura scritta da me, così potete godervele e studiarvele con calma scoprendo da voi i dettagli. Eccole:

Disegni di Sergio Vanello. Clicca per ingrandire



Disegni di Luca Marcenaro. Clicca per ingrandire

Ed ecco la sceneggiatura su cui è basata:


Clicca per ingrandire.


Trovo sempre stimolante vedere come un disegnatore decida di interpretare una sceneggiatura. Anche in una tavola breve si possono notare scelte narrative, a livello di inquadrature, dettagli, recitazione dei personaggi o altro, che sono state fatte per raccontare al meglio la storia. Parlo di scelte narrative perché, per come la vedo io, chi disegna fumetti basandosi su sceneggiature altrui è altrettanto narratore di chi le scrive. In un linguaggio estremamente visivo come è il fumetto, pensare che il disegnatore sia solo un mero esecutore significa non aver ben chiaro come i fumetti si facciano, e nemmeno come funzionino a livello teorico e pratico.

La sceneggiatura l'ho pubblicata, in origine, nella mia newsletter, Appunti dai tavolini di un bar, su cui da qualche mese mi diverto a raccontare parte del mio lavoro e parte delle cose che mi interessano. Tra queste parti, ci sono diverse sceneggiature di tavole autoconclusive: ora come ora ne ho pubblicate 11 (se non sbaglio i conti) e ho intenzione di portare avanti questo esercizio. Per me è interessante utilizzare la newsletter come banco di prova per sperimentare un po' con formati e temi che mi incuriosiscono, e se alla lunga ne nascono collaborazioni come questa con Sergio e Luca, è tutto tempo speso benissimo.

In caso vogliate iscrivervi alla newsletter, potete farlo a questo indirizzo, mentre qua trovate l'archivio con le mail spedite fino a oggi, così potete farvi un'idea dei contenuti e decidere se iscrivervi o meno.

Un grandissimo grazie a Sergio e Luca per aver disegnato questa tavola, hanno fatto entrambi un gran lavoro e mi hanno dato modo di fare un passetto avanti col mio lavoro. Perché se scrivere, prendere appunti e sceneggiare è essenziale, vedere poi il fumetto fatto e finito non è solo una figata, ma pure un momento di studio e autocritica.

martedì 12 maggio 2015

Vignette in discussione, o di quanto mi sia piaciuto Panel Discussions di Durwin Talon

Questo post è interessante solo se vi piacciono moltissimo i fumetti, se li volete fare o se volete capirli meglio. No, non sono consigli elaborati dal sottoscritto e nemmeno esempi del mio lavoro. Però ho letto un volume d’analisi che ho trovato ben fatto e pieno di spunti, si intitola Panel Discussions, edito dalla TwoMorrows Publishing.


Il curatore, Durwin Talon, ha avuto la buona idea di rendere la cosa molto pragmatica e circoscritta, ponendo domande tecniche su problematiche precise che vengono affrontate dai fumettisti nel loro creare vignette e tavole.

È una raccolta di conversazioni con una riga di autori molto molto bravi e dallo stile diverso tra loro.
Tanto per darvi un’idea della qualità degli autori, ci trovate dentro tra gli altri Mike Mignola, Will Eisner, David Mazzucchelli, Walter Simonson, Mike Wieringo. Più o meno tutti autori che bazzicano il mondo dei supereroi, ma comunque con esperienze molto varie, dalla pittura a olio, all'illustrazione pubblicitaria, passando per le autoproduzioni, l'underground e lo storyboarding. Vi lascio in fondo al post la lista completa.


Ogni capitoletto è dedicato a un singolo autore: Talon lo introduce brevemente, lo fa parlare di teoria del racconto a fumetti e poi si arriva alla ciccia, il vero bonus di questa pubblicazione: spiegare come mai l’autore ha ideato e disegnato una o più tavole in un certo modo. Con la tavola riprodotta e, in molti casi, con le fasi antecedenti: schizzi preparatori, layout, matite, chine e via così.
Per cui potete guardare le tavole scelte da Mignola come esempio e capire come mai una vignetta molto piccola assume un valore molto grande all’interno della tavola. Non è solo quanto disegnato, ma il modo in cui è stato disegnato, quali colori sono stati usati, come il tutto è bilanciato con le altre vignette che formano la tavola. 

Scoprite come mai autori come Eisner considerano tutto ciò che fa parte della tavola un segno essenziale al racconto: i baloon, le onomatopee, i font stessi dei dialoghi. Come ha deciso di manipolarli tutti, in maniera anche piccola, per far passare il ritmo, l’atmosfera e l’emozione che si è prefisso ideando le sue storie. E come mai decise di aprire le sue storie di Spirit con una splash-page.

Van Fleet approfondisce in che modo l’uso del colore non è semplice riempitivo degli spazi ma freccia all’arco di ogni fumettista che voglia sottolineare determinate emozioni o persino concetti. Talon infatti non si fissa su un solo aspetto del fare fumetti ma bene o male copre tutto quanto concerne la parte visuale del linguaggio. Quindi ogni tanto vi beccate anche mini-lezioni sulla teoria del colore, sull'equilibrio tra bianchi e neri o su come sia efficace l'inchiostrazione di Dick Giordano.

E molto spazio lungo il volume viene dedicato al concetto di tavola e a quello che in italiano viene spesso definito “gabbia” o “griglia” delle vignette: c’è chi trova la rigidità della gabbia comoda, chi preferisce usarla solo come punto di partenza e altri che ne farebbero volentieri a meno.

Ora, se cercate un volume che parli di sceneggiatura, trama, narrativa e cose così, no, niente, volume sbagliato. Anche se per me è sempre molto interessante vedere la sceneggiatura scritta e la tavola finita, come capita nei capitoli dedicati a Randy Stradley e Wieringo, il punto di forza di Panel Discussions è proprio quello di focalizzarsi sul design dei fumetti. Il che credo possa essere solo un bene: io vivo nella convinzione che chi racconta per immagini, anche se è solo uno sceneggiatore, può solo giovarsi dallo studiare molto gli aspetti e le tecniche più puramente visive del fumetto (o del cinema). Alla peggio uno si trova in mano maggiori strumenti d'analisi per capire quello che legge e vede. Nella migliore delle ipotesi può riuscire a scrivere sceneggiature migliori e ridurre al minimo richieste impossibili per i disegnatori.

Volendo trovargli un difetto: se le tavole fosse di maggiori dimensioni e la stampa un filo migliore, sarebbe meglio. Ma già così è tanta roba e molto utile.

Comunque su google books trovate una sostanziosa anteprima, praticamente tutto il capitolo su Mignola, qua, e su Issu altre pagine da sfogliare, qua.

Vi ho parlato di Panel Discussions, edito da TwoMorrows Publishing. 


Gli autori raccolti sono:

Mike Carlin
Randy Stradley
Mike Wieringo
Mark Schultz
Dick Giordano
Mike Mignola
Brian Stelfreeze
Scott Hampton
David Mazzucchelli
Chris Moeller
Walter Simonson
George Pratt
John Van Flett
Mark Chiarello
Will Eisner

martedì 27 maggio 2014

Sotto una luna d'argento senza mattino.

1880, nel New Hampshire. Strane morti, mostri nel bosco, sceriffo che non sa che pesci pigliare, bella donzella che decisamente non è in pericolo, cacciatore di taglie, romanziere eccentrico, indiano magico. Vi attira?

Ma soprattutto, vi attira il weird western?  Tipo il western, ma con tinte horror, sovrannaturali, gotiche o robe simili. Ora, non è che basti prendere un western, infilarci dentro gli zombie, o i vampiri o cthulhu e BOOM c’hai il weird western li, pronto. Perché, e qua si tratta di una visione mia personale, il weird è un po’ come il noir: si tratta più di un attitudine, di un atmosfera o di una sensazione che di un genere davvero ben definito, codificato e con paletti e cliché molto molto standardizzati. Un terreno di gioco in cui bisogna muoversi tra varie basi nel tentativo di rendere una sensazione che sia appunto fuori dalla norma, un po’ morbosetta, con punte che più che di paura magari siano di fastidio e mancanza di ordine e senso compiuto. 


Ammesso che siano atmosfere che vi garbano, Luna d’argento, scritto e disegnato da Eric Herenguel, secondo me funziona non male nel riuscire a tirarle fuori. Usando in maniera efficace un umorismo che attraversa tutto il fumetto dall’inizio alla fine, in particolare nella figura dello sceriffo: sbruffoncello, invaghito della bella e misteriosa Kathy giunta all’improvviso in città, un uomo retto che tenta in qualche modo di tenere retta la sua città di fronte a eventi mortali che capisce e non condivide e altri sovrannaturali che semplicemente non capisce. Ma non capire qualcosa non è un buon motivo per smettere di fare la cosa giusta o almeno provarci. Magari deridendolo per farsi un filo di coraggio.


L’umorismo dello sceriffo, usato come meccanismo di difesa per affrontare le situazioni di nervosismo o confusione, aumenta per contrasto l’atmosfera che si fa sempre più malsana e tesa nella storia. Una serie di omicidi brutali rompe il tran tran della classica cittadina tranquilla montando l’isteria della collettività. I colpevoli sembrano essere animali selvaggi della foresta, o il solito indiano stregone. O tutti e due? Certo che sti animali, con quest’aspetto da bestia infernale, non convincono nessuno. E poi ad ascoltare il prete che parla di giudizio divino e angeli vendicatori...


Insomma, mentre l’aspetto sovrannaturale prende la sua forma e occupa sempre più spazio, mentre la violenza degli omicidi non si ferma, mentre i cittadini di rispettata tempra morale si mostrano facili alla pistola e un cacciatore di taglie arrivato da fuori che cita le fiabe di Perrault decide che il colpevole è lo sporco indiano, il nostro sceriffo cerca di reggere con battute e osservazioni che si fanno sempre meno divertite e sempre più sentinelle del suo essere impermeabile al concetto di sovrannaturale ma pragmaticamente aperto ad accettare quanto di strano gli si spalanca di fronte agli occhi. Se una porta si apre e ti mostra qualcosa che non può esistere, puoi anche non crederci ma è meglio se agisci per salvarti la pelle.


Insomma, una storia che se ha un sacco di elementi già visti e già sfruttati (uno su tutti di cui avrei fatto volentieri a meno è al questione dei Templari) e paga i debiti ai soliti autori noti del sovrannaturale, se la gioca secondo me molto bene nel reparto atmosfera: si sorride spesso ma senza mai dimenticare che si è sull’orlo di qualcosa di bruttissimo e cattivo.

Inoltre il design delle bestie che vedete nelle immagini che ho aggiunto al post, a me piacciono un casino. Ma pure qui, questione di gusti. Ah, costa 7euro, che mi pare un prezzo onestissimo per 120 pagine a colore brossurate.  

venerdì 13 settembre 2013

Ho intervistato Enrico Macchiavello e ne ho le prove


 Ho avuto l'opportunità di intervistare Enrico Macchiavello, che se avete mai visto una pubblicità della Ceres animata o conoscete gli Skifidol sapete benissimo chi sia. Ma conoscete solo una piccola parte della sua esperienza molto vasta, eterogenea e divertente che merita d'essere esplorata.

Potete tappare i buchi della vostra ignoranza andando a Rapallo per vedere la mostra che quest'anno Rapalloonia gli dedica, o mettere le mani sul catalogo intitolato Macchiavellico curato da Carlo Chendi. Nel catalogo, dietro cui nascondo il mio mento nella foto qua sopra, trovate l'intervista fatta dal sottoscritto. Ho cercato di toccare vari aspetti della sua opera e della sua immaginazione, tipo le bellissime scatole per guardoni del suo progetto Peepshow. Caso mai la leggeste fatemi sapere se sono riuscito a incuriosirvi. 

Qua sotto un paio di prove fotografiche del dialogo avvenuto. Si le foto fan cagare ma ci ho la manina tremula.




mercoledì 28 agosto 2013

Zen pencils, come prendere una citazione e renderla più avvincente

Gavin Aung Than prende delle citazioni più o meno famose e ci fa sopra un fumetto. Che può sembrare solo un esercizio sterile, ma in realtà il risultato è quasi sempre molto interessante. Perché Than non si limita a illustrare quanto detto nella citazione ma riesce sempre a dare una sua interpretazione che, secondo me, aggiunge o comunque rende più efficace il messaggio. Le trovate sul suo sito Zen pencils.

Ad esempio nel momento in cui scrivo l’ultimo aggiornamento è basato su una citazione di Bill Watterson, lo trovate qua. In questo caso se conoscete Calvin & Hobbes vi balza agli occhi come la striscia sia anche un omaggio a quei personaggi e a quell’autore.

Ma ci sono casi in cui Than riesce a costruire una piccola storia, come ad esempio 

- On Kindness di Roger Ebert
- There are no limits di Bruce Lee

e altre in cui nascono personaggi che poi tornano in citazioni successive, come la mia personale beniamina Rising Phoenix, lottatrice di wrestling che appare in 

- Ask Yourself di Howard Thurman
- Life is not easy di Marie Curie

oppure il ragazzino vittima dei bulli in

Invictus di William Ernst Henley
- If di Rdyard Kipling
- O Me! O Life! di Walt Whitman

giusto per darvi qualche spunto da cui partire e fermarmi prima di linkarvele tutte.


Insomma mi pare un progetto ben ragionato e in cui Than metta molta cura, tutt’altro che un mero esercizio di stile. Oltre al sito lo trovate pure su tumblr qua

mercoledì 28 settembre 2011

Sergio Bonelli

Quello che avevo da dire su Bonelli l'ho scritto su twitter un paio di giorni fa:


Dato che non mi viene in mente nulla di interessante da aggiungere, vi linko qualche post di auotori che ci riescono benissimo.

Alfredo Castelli su le pagine de il Corriere della Sera, qua.

Moreno Burattini sul suo blog.

Giorgio Salati sul suo blog.

E poi due disegni splendidi:

Massimo Carnevale, qua.

Giacomo Bevilacqua, qui.


So it goes.

martedì 26 ottobre 2010

5 motivi per cui seguo Sinfest da anni

Qual'è il vostro webcomics preferito?

Il mio è Sinfest di Tatsuya Ishida. Si, ne seguo parecchi e alcuni li trovo molto belli, ma Sinfest è l'unico che leggo ogni giorno da anni senza "pause di riflessione" o lasciandolo accumulare per "quando c'ho tempo". A pensarci bene ci sono almeno 5 motivi per cui non lo mollo mai:

1) L’umorismo. Sinfest a volte mi fa sganasciare come un babbeo, a volte mi fa sorridere ironico ma riesce comunque a lasciarmi sempre con una sensazione divertita in testa. Ishida passa senza sforzo dall’umorismo adolescenziale a base di sesso, droga e stupidera a quello politico e sociale senza dimenticare stilettate alla sfera religiosa, alla cultura pop e in particolare al mondo delle strip. Il ritmo delle battute è ben calibrato, le situazioni comiche si ripetono raramente e il contrasto tra lirismo e trivialità gli permette di essere serio quando serve senza sfociare in trombonate drammatiche o pompose.

2) I disegni e lo stile di Ishida. Data la comicità della serie l’espressività dei personaggi è essenziale e in questo credo che Ishida dia la biada all'autore medio di webcomics. E’ l’intera strip, intendo anche l’ambiente in cui si muovono i protagonisti a essere viva e a donarle un’atmosfera leggera in cui tutto è usato per scatenare la risata nel lettore e calarlo in un ambiente divertente. Sono evidenti le influenze del fumetto giapponese comico come Arale, di quello underground americano dei primi anni '90 e quello di mostri sacri come Schulz, Gottfredson o Kelly, però Ishida riesce nel tempo a farli suoi giungendo a una sintesi piuttosto personale che dona un certo carattere alla strip.

3) I personaggi sono a tutto tondo. Nonostante siano facilmente riconducibili a tipi umani classici, come il ventenne-quasi-trentenne che non vuole crescere e passa il tempo con il suo amico scoppiato a parlare di figa, la tipa gnocca eco-coscente con le farfalle in testa, il nerd che passa le giornate sui libri ecc ecc, negli anni sono tutti cresciuti mostrando caratteri pieni e sfumati. Sia chiaro, non parlo di profondità e crescita anagrafica alla Doonesbury, ma siamo lontani dai soliti cliché e quando ci sono vengono usati in maniera conscia e interessante. Stessa cosa per il cast di personaggi secondari piuttosto vario che comprende tra gli altri il Diavolo, sempre occupato a portare avanti l’inferno che conduce come un’azienda, il duo di angeli/evangelisti o l’integralista che tentano in tutti i modi di fare prosetilismo, Gesù, Barack Obama che gira il mondo insegnando il Funk, o Dio, che passa le sue giornate giocando con piccole marionette dalle fattezze dei personaggi. Ogni tanto appare anche un autore di fumetti, che potrebbe essere o meno Ishida stesso.

4) La costanza dell’autore. Sinfest è online dal 2000 e aggiornato giornalmente. Prima del 2006 ha avuto qualche momento di buio, in particolare quando ha subito un restyling consisstente. Dal 2006 circa però è aggiornato ogni giorno. Questa continuità non è un bonus fine a se stesso ma premia tutti. Ishida si è creato nel tempo uno zoccolo duro di fan mantenendo un patto non scritto che qualunque autore di strip giornaliere stipula con i lettore ma in pochi riescono a mantenere. I lettori si godono ogni giorno la loro dose di Sinfest rimanendo in attesa della successiva. E Ishida riesce a sfruttare il gran numero di strip per dare una profondità alla sua opera che non sarebbe possibile con aggiornamenti diradati nel tempo che allontanerebbero i lettori dai personaggi. In questo modo il ritmo stesso della produzione diventa parte integrante del racconto, mettendo il suo autore nella posizione di dover calibrare il contenuto delle sue idee al contenitore scelto mantenendolo sempre fresco e interessante. Il che è valido per ogni storia e il suo formato, ma l’idea di dover scrivere una strip al giorno per 6 anni di fila mi fa rizzare i peli sulla schiena per tutte le difficoltà che di sicuro incontra. Tanto di cappello a Ishida.

5) Le tavole domenicali. Da qualche tempo Ishida si è preso la briga di aggiornare la strip di domenica con una tavola domenicale in perfetto stile da quotidiano americano. Oltretutto a colori, con materiale sempre inedito e sfruttando la tavola per sperimentare con tempi e modi diversi di raccontare. Spesso si lascia andare a tavole mute in cui il colore supplisce alla mancanza di parole. A volte le usa per tirare le somme delle piccole storyline che porta avanti nelle strip regolari. Altre volte sono assoli di un singolo personaggio che ne definiscono il carattere o la funzione nel giro di 10 vignette o meno. Sono tavole in cui spesso a farla da padrone è il silenzio, la pausa prolungata e l'uso degli ambienti per rendere una gag comunque comprensibile.

Tutto questo per dirvi che leggendo Sinfest è chiaro come Ishida ami profondamente il fumetto e la strip come formato e cerchi di sfruttarne al massimo ogni aspetto e trucco per raccontare al meglio le vite dei suoi personaggi. Continuo a seguirlo non solo per il piacere che ne ricavo dalla lettura ma anche per studiarne i tanti piccoli trucchi che una costanza del genere richiede.

Come quasi tutti i webcomics Sinfest è gratis. Gli archivi li trovate online qui per cui fatevi un opinione vostra leggendovi qualche decina di strip e se vi piace spargetene il verbo, che ho sempre l’impressione che goda di meno riconoscimenti di quanti credo ne meriti.

martedì 24 marzo 2009

Ma t'è piaciuto Watchmen?

Ho visto Watchmen il giorno stesso in cui è uscito in sala e non riesco ancora a rispondere alla domanda che intitola il post. Probabilmente mi ha lasciato per lo più freddo, tra momenti che ho trovato brutti e alcuni ispirati. Andiamo di pro e contro va.

Pro:
  • Dr. Manhattan, visivamente sfizioso, sovrumano e distaccato. Mi è piaciuto pure il doppiatore scelto e il lavoro che ha fatto, chissà com'è in originale.
  • Rorsciàc o come cacchio si scrive. Attore perfetto, stesso discorso di Doc Puffone per quanto riguarda la voce.
  • Titoli di testa. Per una volta il ralenty usato non a cazzo e funzionale al racconto.
  • Il Comico. Nelle foto promozionali non ce lo vedevo per nulla ma in movimento il tipo funziona. Certo sembra la controfigura di Robert Downey Jr., ma questo al massimo è un pro nel pro.
  • Gufo Notturno. In parte e forse il personaggio reso meglio.
Contro:
  • Ozyamandis o come cacchio si scrive. Ricordo che quando circolarono le prime foto del cast lo bollai come "sfigatissimo emo che si riprende da sei mesi di idromerda dolorosa". Vederlo recitare ha corroborato quel giudizio peggiorandolo. L'uomo più intelligente, ricco e carismatico del mondo, la cosa più vicina a un dio dopo Doc Azzurrino, non può avere una faccia da cazzo come questa.
  • Il rallenty nelle scene di lotta. A me ha rotto le palle più o meno dopo 20 secondi di pestaggio del Comico.
  • Scena di sesso dentro Archimede (desiderio proibito di Edi) poco ispirata.
  • La sequenza su Marte. Al di là delle difficoltà di rendere la sequeza a fumetti con il linguaggio cinematografico, ho trovato deludente la struttura meccanica che viene creata da Doc Viagra. Nel film sembra tutto fuorché cristallo, mancando di grandiosità e bellezza. Probabilmente la delusione più forte per me.
  • Troppi superpoteri. Tutto il cast è dotato di forza e agilità sovrumana sminuendo così le figure di Ozzyman (afferrare una pallottola al volo quando i tuoi colleghi sfondano muri a cazzotti e fanno salti di 4 metri con lo sforzo di una scorreggia non è sta gran cosa) e in minor parte quella di Dottor Lapislazzulo (unico vero super uomo nel fumetto)
Anche buttando giù sta lista non riesco a buttarmi da un lato o dall'altro della barricata.

Il vero problema credo sia dovuto all'aver letto più di una volta il fumetto da cui il film è tratto. Non sono uno zelota di Watchmen (per me V for vendetta è più bello bello bello) ma durante la visione del film non ho potuto fare a meno di riempire eventuali buchi o passaggi poco chiari con il ricordo del fumetto, una sorta di continuo editing della pellicola che l'ha fatta diventare una somma di film e ricordo del fumetto.

Ad esempio l'ultimo Contro che ho elencato ai miei occhi ha sminuito la storia e i suoi personaggi, ma questo vale anche per chi il fumetto non lo ha mai letto? E la percezione che Dr. Tanga ha del tempo e il modo in questo determina il suo comportamento e le sue azioni viene colto dallo spettatore o sono io a corroborarne alcuni accenni con la conoscenza del fumetto? E il rapporto di sudditanza tra Silk Spectre Madre e Silk Spectre Figlia?

Se non avete letto il fumetto ma visto il film, i commenti sono li che vi aspettano.

giovedì 19 marzo 2009

Buona festa del papà

E' quel giorno dell'anno in cui padri e figli si incontrano e riavvicinano per riallacciare i rapporti e chiarirsi come si confà tra adulti.



Beh, più o meno...


Immagini tratte da Universo DC: Demon Vol.3 della premiata coppia Ennis McCrea, un trattato su amicizia, amore e inferno.

lunedì 12 gennaio 2009

Cercasi picchiatore

Necessari spirito di gruppo e senso dell'umorismo sviluppato.

Clicca l'immagine

Clicca per il loal

Humorismo e Homicidio, mai connubio fu più caro agli dei.

Immagini tratte da BATMAN #321 scritto da Len Wein e disegnato a Walt Simonson che trovate in questa raccolta anni '80.

venerdì 5 dicembre 2008

Ratman è il più cazzuto degli Eroi

E questa è una delle più belle tavole di sempre.

Cliccala

Tratta da RatMan 69, uno dei migliori albi dell'anno.

sabato 22 novembre 2008

Presentazione di Strisce di Terra e Strice di Carta - I fumetti dei liguri nel mondo oggi a Genova

Cosa: Strisce di Terra e Strice di Carta - I fumetti dei liguri nel mondo, il saggio-catalogo di cui vi avevo parlato qui.

Dove: a Genova nella libreria di varia Porto Antico Libri, Area Porto Antico, Palazzo Millo.

Quando: oggi alle 18.00*

Chi: Sergio Badino sarà l'MC dell'incontro aperto a tutti.

Perché: perché le presentazioni di Sergio sono sempre interessanti e più si parla di fumetti fuori dalle fumetterie meglio è.

* Si lo so, poco preavviso ma il periodo è quel che è non c'è scampo più per me. No, non sarò presente all'incontro. Accorrete numerosi.

venerdì 21 novembre 2008

L'ultima tavola di Volto Nascosto

Ovviamente è uno spoiler

"La sulla duna, quando brilla la luna..."


Clicca per una volpe più grande

Manca solo il sergente Garcia.

martedì 30 settembre 2008

Quando l'uomo col crocifisso incontra l'uomo col fucile...

...non c'è Cristo che tenga.


E se vi siete mai chiesti cosa significhino i termini owned e ownage, il nostro buon prelato è sempre pronto a servirci:

E poi si parla dell'invidia bianca del pene.


Immagini tratte da Volto Nascosto 12 di Gianfranco Manfredi e Alessandro Nespolino, Sergio Bonelli Editore.

lunedì 8 settembre 2008

Leo Ortolani spacca il culo ai passeri

Leggo e scrivo su forum di discussione dal 2001, alcuni li ho anche moderati per 6 anni, e raramente ne ho letto una definizione così lucida:


Clicca e sii nel vuoto

'Nuff said!

Immagine tratta da Rat-Man Collection 67 edito da Panini Comics.

martedì 2 settembre 2008

Jimmy Olsen è un completo idiota

Ah! Le gioie dell'essere il miglior amico di Superman: puoi fare tutto quello che vuoi, tanto arriva lui e ti salva le chiappe in tweed che ti ritrovi.

Vediamo ad esempio cosa succede quando Jimmy "il terzo gemello" Olsen se ne va garrulo al parco giuochi:

Clicca per fare un giro!

Ma si, Jimmy, cosa mai potrà succedere a una giostra chiusa per motivi di sicurezza?!?

Questo, ad esempio:


E non è tutto. Jimmy Testa Rossa si accorge forse di quanto gli accade?


No! Il buon vecchio Jimmy, sparato via dalla SuperGiostra come una caccola da un indice curioso, ha bisogno di un paio di vignette per ponderare la situazione e dirsi che, hey hey hey, c'è qualcosa che non torna.

E finalmente:
Clicca sull'idiota

"It's falling!"

MA DAI!?!

E tralasciamo il fatto che subito confonda una biondina popputa per Superman.

Le immagini sono tratte da DC'S GREATEST IMAGINARY STORIES, raccolta di alcune delle migliori storie immaginarie di casa DC.

sabato 30 agosto 2008

All Star Batman and Robin the boy wonder di Miller & Lee

All Star Batman and Robin scritto da Frank Miller e disegnato da Jim Lee o ti fa cagare immensamente o ti piace da impazzire. Io faccio parte della seconda squadra perché per quanto mi riguarda questa serie, al punto in cui è arrivata, non è altro che una presa per il culo dall'inizio alla fine del fumetto di supereroi post Watchmen ma soprattutto post Dark Knight Returns. Quell'approccio grim n gritty che ha visto gli eroi diventare violenti, brutali, trombaioli e "realistici" e che alla lunga ha sfracellato gli zebedei un po' a tutti.

E chi poteva sfottere questo tipo di storie e atmosfere se non uno che ne ha aperto le porte e che è stato omaggiato, copiato e seguito negli ultimi 20 anni come fosse Leonida alle termopoli?

"Frank Miller" - Teomondo Scrofalo - 2005 ca

Miller decide quindi di spingere il piede su tutti quegli aspetti che hanno reso affascinate il DKR portandoli all'estremo regalandoci un Bats dichiaratamente sociopatico e psicotico, dedito alla violenza perché sotto sotto gli piace picchiare i cattivi e renderli invalidi, che non disdegna dare due cappellate a Black Canary sotto la pioggia torrenziale subito dopo aver spezzato ossa a un gruppo di ladri. E non parliamo del fatto che rapisce Dick Grayson e inizia a lavargli il cervello per renderlo il suo Robin "dalla grande bocca e dalle mani veloci".

Nella serie inoltre si trovano robustissime dosi di Sin City. Penso alla raffigurazione delle donne come guerriere senza scrupoli e dal sex-appeal fortissimo, più vicine alle signore come Gail che alle eroine classiche.



Ma le vicinanze con Sin City secondo me non si fermano li. Questo All Star Batman che gode nel pestare poliziotti corrotti e far correre la propria Batmobile a tavoletta sulle colline subito fuori da Gotham City non è altro che Marv con il cappuccio calato in testa. La gioia nel poter dare libero sfogo ai suoi demoni interiori incrinando vertebre è la stessa che prova Marv nel cercare la propria vendetta.

Questa bastardizzazione viene poi intervallata con robustissime dosi di umorismo. Prendete a esempio la lunga sequenza "al limone" che vede Bats affrontare lanterna verde, o ancora meglio la rappresentazione di Superman che corre sulle acque dell'Atlantico, beffato da Bruce:

Clicca più in alto di un palazzo!

Clicca più veloce di un proiettile!

E' tutta una grandissima farsa che se stenta a partire nei primi due albi, obiettivamente lenti e troppo decompressi, inizia a ingranare alla grande dal terzo in poi e irride tutto e tutti per un motivo semplicissimo:

Clicca il maledetto Batman

Ora sostituite Goddamn Batman con Goddamn Miller e entrerete nell'ottica giusta per godervi questa pagliacciata.

Le immagini sono tratte da All Star Batman and Robin the Boy Wonder Vol 1 edito dalla DC Comics.

mercoledì 27 agosto 2008

Funeral for an Otaku

Ci sono domande che non andrebbero mai poste.


cliccala, lo sai che lo vuoi

Perché le risposte scoperchiano abissi di solitudine umana da far impallidire le profondità dello spazio

clicca per una dimensione otaku

E se la giocano solo con l'assenza assoluta di buon gusto in fatto di dresscode

clicca per porgere le tue condoglianze

Per essere poi risucchiato dalla grande rete che tutto sa, tutto mostra e niente soddisfa.

clicca prima che lo faccia 4chan

Le immagini sono tratta da The Kurosagi Corpse Delivery Service vol. 5, manga edito dalla Dark Horse che a dispetto di queste vignette è una serie horror con protagonisti un gruppo di studenti specializzati nella ricerca di cadaveri con un ultimo desiderio da esaudire.

martedì 19 agosto 2008