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sabato 30 agosto 2008

All Star Batman and Robin the boy wonder di Miller & Lee

All Star Batman and Robin scritto da Frank Miller e disegnato da Jim Lee o ti fa cagare immensamente o ti piace da impazzire. Io faccio parte della seconda squadra perché per quanto mi riguarda questa serie, al punto in cui è arrivata, non è altro che una presa per il culo dall'inizio alla fine del fumetto di supereroi post Watchmen ma soprattutto post Dark Knight Returns. Quell'approccio grim n gritty che ha visto gli eroi diventare violenti, brutali, trombaioli e "realistici" e che alla lunga ha sfracellato gli zebedei un po' a tutti.

E chi poteva sfottere questo tipo di storie e atmosfere se non uno che ne ha aperto le porte e che è stato omaggiato, copiato e seguito negli ultimi 20 anni come fosse Leonida alle termopoli?

"Frank Miller" - Teomondo Scrofalo - 2005 ca

Miller decide quindi di spingere il piede su tutti quegli aspetti che hanno reso affascinate il DKR portandoli all'estremo regalandoci un Bats dichiaratamente sociopatico e psicotico, dedito alla violenza perché sotto sotto gli piace picchiare i cattivi e renderli invalidi, che non disdegna dare due cappellate a Black Canary sotto la pioggia torrenziale subito dopo aver spezzato ossa a un gruppo di ladri. E non parliamo del fatto che rapisce Dick Grayson e inizia a lavargli il cervello per renderlo il suo Robin "dalla grande bocca e dalle mani veloci".

Nella serie inoltre si trovano robustissime dosi di Sin City. Penso alla raffigurazione delle donne come guerriere senza scrupoli e dal sex-appeal fortissimo, più vicine alle signore come Gail che alle eroine classiche.



Ma le vicinanze con Sin City secondo me non si fermano li. Questo All Star Batman che gode nel pestare poliziotti corrotti e far correre la propria Batmobile a tavoletta sulle colline subito fuori da Gotham City non è altro che Marv con il cappuccio calato in testa. La gioia nel poter dare libero sfogo ai suoi demoni interiori incrinando vertebre è la stessa che prova Marv nel cercare la propria vendetta.

Questa bastardizzazione viene poi intervallata con robustissime dosi di umorismo. Prendete a esempio la lunga sequenza "al limone" che vede Bats affrontare lanterna verde, o ancora meglio la rappresentazione di Superman che corre sulle acque dell'Atlantico, beffato da Bruce:

Clicca più in alto di un palazzo!

Clicca più veloce di un proiettile!

E' tutta una grandissima farsa che se stenta a partire nei primi due albi, obiettivamente lenti e troppo decompressi, inizia a ingranare alla grande dal terzo in poi e irride tutto e tutti per un motivo semplicissimo:

Clicca il maledetto Batman

Ora sostituite Goddamn Batman con Goddamn Miller e entrerete nell'ottica giusta per godervi questa pagliacciata.

Le immagini sono tratte da All Star Batman and Robin the Boy Wonder Vol 1 edito dalla DC Comics.

sabato 16 agosto 2008

A Panda piace di Giacomo Bevilacqua

Di A Panda piace ne avevo parlato tempo addietro su Comicsblog ma la qualità sempre alta delle tavole mi conquista ogni giorno quindi gli dedico un post pure qui, tiè.

Prendi un Panda e scaglialo contro tutto e tutti, il risultato sarà una strip-fumetto ad altissimo tasso di umorismo che spazia dalla commedia slapstick allo stile surreale dei Monthy Python non disdegnando di giocare con le convenzioni del fumetto senza essere mai cervellotico.

Giacomo Bevilacqua si è inventato un personaggio estremamente semplice e al contempo pieno di una potenzialità praticamente infinita che gli permette di tirare fuori tavole deliranti e fuori dagli schemi senza mai risultare forzatamente assurde o buttate li tanto per fare.

Punto di forza di tutto è la capacità di Panda di assumere espressioni che si inseriscono in quella piccolissima intersezione tra il divertimento, la serenità e la follia. Prendete una qualsiasi strip in cui Panda sorride a tutta bocca: forse sono io ad avere dei pessimi trascorsi col WWF, ma sfido chiunque a non dire che dietro quegli occhioni non si nasconde un pazzo pronto a mangiarti vivo.

Vi linko un paio di strip che secondo me mostrano tutta la forza di questo progetto ma non accontentatevi e leggetele tutte sul blog ufficiale.

Cliccami

Clicca anche me

E io chi sono, il figlio del broken link?

Error 404 lo dici a tua sorella

sabato 9 agosto 2008

The Walking Dead - Made to suffer di Robert Kirman e Charlie Adlard

Gli zombie o li ami o li odi, io li ami. The Walking Dead di Robert Kirkman è l'esempio perfetto del perché mi piacciono: tensione in ogni pagina, rapporti tra i personaggi portati all'estremo dalla situazione estrema che vivono, colpi di scena a profusione, un'atmosfera apocalittica che trasuda da ogni vignetta.

Inoltre Kirkman opta per la saggissima idea di non perdersi in eccessive spiegazioni su come mai i morti siano tornati in non-vita o di come funzionino: loro ci sono, sono milioni e gli esseri umani rischiano l'estinzione.

Tutto il resto è una lunga e sfibrante lotta alla sopravvivenza che porta i personaggi a confrontarsi con se stessi e con gli altri e a fare i conti col significato di morte, vita, società civile e umanità.

L'unico difetto che gli sto trovando lungo questi 48 numeri è la propensione a rendere spesso esplicite queste riflessioni o comunque estremamente evidenti dalle azioni e dai dialoghi dei personaggi.

L'ottavo volume dell'edizione americana ne è un buon esempio grazie alla presenza imponente de Il Sindaco, ma se siete indietro con la lettura o seguite l'edizione italiana smettete di leggere perché non voglio rovinarvi la lettura.


Lo scontro che avviene tra gli abitanti del Carcere e quelli della Città è basato totalmente sulla manipolazione delle informazioni portata avanti dal Sindaco, desideroso in realtà di vendicarsi per quanto accadutogli nel vol. 7. Non gli si può nemmeno dare tutti i torti: gli hanno cavato un occhio, staccato un braccio, lo hanno sfregiato in vari modi e gli hanno tagliato via il cazzo. Essere un po' isterico è il minimo.


Ogni volta che il Sindaco sprona i propri uomini ad attaccare e uccidere gli abitanti del Carcere, lo fa piegando la verità ai suoi scopi oppure inventandosi di sana pianta accuse infondate. Gli omicidi a sangue freddo di cui è artefice sono sfruttati non tanto per costringere gli abitanti del Carcere ad arrendersi, quanto per avere il consenso popolare per portare avanti una guerra per i propri fini personali.

Tutto questo viene mostrato da Kirkman in maniere diretta, senza sottigliezze di sorta, in un crescendo di follia del Sindaco e di violenza da parte dei suoi concittadini che si macchiano di omicidi a sangue freddo contro uomini, donne e bambini inermi lungo la storia.

In questo caso il sotto testo è così esplicito da risultare in alcuni passaggi un po' didascalico, ma nonostante tutto il volume rimane estremamente godibile grazie al ritmo giostrato molto bene tra scene di azione convulsa, momenti di tesissima calma e un finale intriso di tragedia.

Per quanto mi riguarda è decisamente la migliore lettura della settimana e mi ha lasciato con una voglia esagerata di leggere i prossimi due numeri.

sabato 2 agosto 2008

The Umbrella Academy di Gerard Way e Gabriel Ba

La miniserie The Umbrella Academy scritta da Gerard Way (il cantante dei My Chemical Romance) e disegnata da Gabriel Ba mi viene comodo come esempio di come iniziare una storia rendendo subito chiaro il tono della stessa e la sua ambientazione in maniera efficace.



Way decide di aprire la storia con una splash page d'effetto e tre didascalie che ne chiarificano il significato, permettendo al lettore di decidere da subito se quanto lo aspetta è pane per i suoi denti. Perché diciamoci la verità:

1 2 3 click!

un tizio enorme che sta per vincere un incontro di wrestling contro una piovra spaziale grazie a una gomitata volante atomica non è roba da tutti i giorni e spiega subito l'atmosfera della storia.

Ma se questo non bastasse, nelle prime pagine scopriamo che i protagonisti sono alcuni bambini dotati di poteri straordinari allevati da un alieno camuffato da umano e da uno scimpanzé parlante con lo scopo di difendere il mondo.

E da chi lo devono difendere? Ma è ovvio:

Le click c’est chic

ZOMBIE ROBOT GUSTAVE EIFEL!

Che, se ve lo state chiedendo, è alla guida della Tour Eifel divenuta senziente e in procinto di distruggere Parigi. Ma i nostri bambini preferiti giungono in aiuto e alla Torre non resta da fare che una cosa soltanto:

"Ehr...Huston, WTF!?!"


Prendere il volo, perché ella non è altro che:

una nave spaziale.

I bambini poi cresceranno e dovranno salvare il mondo dall'Apocalisse.

Ambientazione, atmosfera e stile sono chiari, inoltre vengono spiegate le motivazioni che spingono il "papà" dei ragazzi ad adottarli e addestrarli e vengono accennati i caratteri dei bambini, il tutto nelle prime 15 pagine del primo numero.

Il resto del numero ma soprattutto il resto della serie mantengono le premesse e le promesse risultando in una lettura piacevole per chiunque ami la letteratura weird.

I debiti di Way, dichiarati, nei confronti di Challengers of the Unknown, X-Men e Doom Patrol oltre a quelli verso scrittori come Mignola e soprattutto Morrison sono evidenti ma il cantante riesce a dare un tocco personale al tutto dimostrando una visione d'insieme sottesa alla storia raccontata e al mondo mostrato. Anche esteticamente la serie ha il suo fascino, grazie al tratto di Ba che ogni tanto butta li qualche espressione più vicina al fumetto comico o all'animazione che risulta perfettamente coerente col tutto.

Decisamente la miglior lettura della settimana.

sabato 19 luglio 2008

Hellboy e Savage Dragon contro il buon gusto, di Erik Larsen

La consuetudine di far incontrare due personaggi dei fumetti, magari di due case editrici, nasce fondamentalmente dalla richiesta di entrambe le schiere di fan di vederli insieme.

Il rischio quindi di creare storie insipide e sterile fanservice è altissimo e gli esempi di crossover inutili e/o orrendi si spreca: punisher-batman, superman-hulk, cyberforce-xmen, tyson-olyfield.

Ogni tanto però qualcuno lo imbroccano e secondo me un buon esempio di crossover ce lo ha regalato Erik Larsen quando ha ospitato sulle pagine di Savage Dragon il figlio prediletto di Mike Mignola, Hellboy.


Clicca per ingrandire

Il certame tra i due si svolge sui numeri 34-35 di Savage Dragon, e nonostante si tratti di episodi inseriti nella continuity del dragone verde, Hellboy riesce a non risultare solo un tizio di passaggio, fondamentalmente grazie a un'idea genialmente sopra le righe nella scelta del villain.

Larsen infatti prende quel gran bel fusto di Brainiape, un gorillone parlante con il cervello dentro una boccia di vetro:


Clicca per una dimensione da King Kong

e ci fa scoprire che quel cervello altri non è che un ben noto pittore del periodo WWII :

Scheisse!

Herr Hitler!

E chi sarà mai stato a rendere la testa del furerh, come dire, vacante?

Clicca per una dimensione infernale

Hellboy.

In questo modo due mondi distanti come le atmosfere horror goth di Hellboy e il delirio caciarione da onomatopee a sei colonne di Savege Dragon si uniscono nella ricerca del divertimento, e con me ci pigliano in pieno.

Non manca ovviamente la classica sequenza in cui i due eroi si pigliano a cartoni in faccia, se non altro in questo caso le mazzate sono causate dai poteri mentali di Brainiape (che a questo punto dovrei chiamare Herr Scimpanzè, forse) e non da un fraintendimento tra i due che anzi entrano subito in sintonia grazie al linguaggio universale dei pugni in faccia:

Click -O-Thep

I nostri devono poi vedersela con una ridda di non morti che sciama a chicago _(tentativo di mantenere in vita un cattivone di Dragon, non state a chiedere) tra cui figurano le classiche secsy vampire:

Click da clit

una mummia enorme:


Clicca

e l'Omaggio A Kirby:

Clicca per ingrandire

un mostro che dormiva da tempo immemore nelle profondità degli abissi, e così anche Lovecraft è servito.

I nostri sono si due spaccaculi certificati ma le dimensioni contano e vengono così ingoiati dal mostrone di cui sopra che doveva essere decisamente affamato, se il suo ultimo pasto è consistito in

Clicca! HARH!

PIRATI! Che ora sono diventati zombie e picchiano ai buoni.

Per farla breve HB e SD riescono ad avere la meglio dei pirati e a uscire dal mostro. E se vi state chiedendo da dove siano usciti, diciamo solo che è una fortuna che non portasse mutande attillate...
Clicca per ingrandire

La giornata è salva, Savage Dragon si è fatto un nuovo amico e i supereroi hanno sfondato un nuovo limite di tutto ciò che è sacro. Per tutti questi motivi questa è la lettura migliore della settimana, fossi in voi la recupererei.

Tutte le immagini sono tratte da i numeri 34-35 di Savage Dragon edito da Image Comics.

sabato 12 luglio 2008

Julia 118 Sognare, forse morire - di Berardi Mantero e Zuccheri

Ho iniziato a seguire Julia intorno al 2004, quando Sergio me ne consigliò la lettura a uso didattico come ottimo esempio di sceneggiature da leggere, smontare e studiare. Ho iniziato a seguire la serie per questi motivi ma se mi sono comprato le raccolte e i gli arretrati per tappare i buchi e se ogni mese lo acquisto, è perché protagonista, comprimari e storie narrate da Berardi e soci mi emozionano (quasi) a ogni uscita.

E veniamo così a Sognare, forse morire, il numero che trovate in edicola questo mese che promette robe belle e intriganti fin dalla copertina che trovate qui sotto:

Clicca per ingrandire

Dopo tutto se un gorilla azzurro non vi mette già in pace con il mondo, allora non so davvero che dirvi.

Se seguite la serie già sapete che Julia, criminologa e consulente della polizia, tende a godersi 3-4 tavole di incubi da cui si sveglia di soprassalto in ogni numero, sequenze che spesso hanno a che fare in qualche modo con il caso del mese o con il suo vissuto emotivo. E se non lo sapevate, sapevatelo.

Clicca per una dimensione da incubo

Berardi e Mantero decidono di prendere questo tormentone della serie e renderlo il fulcro dell'intera storia spingendo su sequenze oniriche lunghe e complesse che si rincorrono lungo il numero. A rincorrersi sono anche i personaggi dei sogni che vivono di vita propria saltando dall'inconscio di Julia a quello di altri protagonisti e vice versa.

Clicca il gorilla blue

Ad affascinare è l'atmosfera delle sequenze oniriche che trasmettono la sensazione di straniamento di Julia che, se pur abituata a districarsi tra sogni, inconsci e menti complesse e complicate, fatica a mantenere il controllo della situazione, sembrando quasi intenzionata a non lasciare più la landa del sogno.

Julia, la serie, è un poliziesco che viaggia attraverso tutte le sfumature del giallo e del nero sfiorando altri generi, horror e sovrannaturale compreso, senza però sfondare mai le barriere tra di essi. Come rendere credibili dei sogni che vivono di vita propria senza perdere di vista il realismo? La risposta è semplice:

Winners dont click drugs!

Droga!

Clicca per sognare
E la macchina dei sogni, o una specie.

Ma sono gli allucinogeni a rendere credibili le apparizioni dei sogni al di fuori del sonno e la perdita di inibizioni che porta a Julia ad agire in maniera impulsiva e sempre più euforica lungo la storia. La stessa risoluzione del caso appare più figlia del delirio cui Julia si sottopone volontariamente, tentando per una volta la strada già percorsa da Holmes, che della sua mente razionale con cui affronta solitamente vita e indagini.

E se per una volta la risoluzione non appare perfetta o del tutto possibile poco importa, perché il viaggio è stato oltremodo soddisfacente.

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Come potete vedere dalle immagini, i disegni di Laura Zuccheri riescono nel non facile compito di rimanere fedeli al canone rigoroso della serie e al contempo donare alle tavole quel tocco di sogno e visione necessari alla riuscita della storia.

Personalmente credo che la storia avrebbe fatto faville a colori ed essere un numero 100 con tutti i crismi, ma già così è decisamente la miglior lettura della settimana.

Le immagini sono tratte da Julia 118, tutti i diritti sono della Bonelli e dei rispettivi autori.

sabato 28 giugno 2008

Concrete - Depths di Paul Chadwick

La prima volta che lessi Concrete era il '94 e mi annoiò a morte. Dopo tutto avevo 13-14 anni e per me esistevano solo tizi in calzamaglia, possibilmente col gene X, cosa me ne fregava di un tizio fatto di cemento che girava il mondo per scoprirlo e conoscere persone nel farlo. Era pure una brutta copia de La Cosa!

Appena 14 anni dopo ho dato una seconda chance alla creatura di Paul Chadwick e, tornassi indietro, mi darei un buffetto sulle allora obese guance dicendomi "Va bene così, un giorno capirai, giovane idiota. Ora va a masturbarti su Jubilee. E chiudi la porta, fidati".
Concrete is watching you masturbate

Ma facciamola breve e beccatevi qualche pensiero su Depths, il primo volume della raccolta quasi completa dedicata a Concrete edita da Dark Horse.


A conquistarmi in questo primo volume non sono state solo le storie, che vedono Concrete fare i conti con la sua straordinaria condizione di "roccia vivente" e cercare un posto nel mondo, ne la buona caratterizzazione dei personaggi di contorno che incontriamo lungo il volume, nemmeno il mix di commedia e dramma che si alternano tra una storia e l'altra o all'interno della stessa storia. Questi sono tutti elementi presenti che rendono il volume una lettura piacevole, interessante e che lascia dentro qualcosa.


Quello che davvero me lo ha fatto leggere lasciandomi la voglia di averne ancora è la capacità di Chadwick di prendere un blocco di cemento e farlo recitare lungo il volume facendolo passare lungo tutto lo spettro delle emozioni.


Come potete vedere da alcuni esempi in questo post, Concrete passa dallo stupore, alla gelosia, alla tristezza, alla speranza, il tutto con pochi segni che lo rendono estremamente espressivo. In un certo senso il suo volto funziona come le emoticon utilizzate su internet, ma questa magari potrebbe essere una bestemmia per i fan di Chadwick.


Come accennato sopra non parliamo solo di bei disegni ma anche di buone storie in cui Concrete si immerge nella realtà quotidiana nel tentativo di scoprire il mondo e le persone attraverso imprese di vario tipo con alterne fortune.


In sintesi si tratta della miglior lettura della settimana.

Le immagini sono tratte da Concrete Depths di Paul Chadwick.

sabato 14 giugno 2008

Usagi Yojimbo book 2: Samurai

Che il diegno non vi tragga in inganno: nonostante Usagi Yojimbo sia un coniglio che si muove in un mondo di animali antropomorfi, non ci troviamo di fronte a un fumetto comico-avventuroso sulla scia di Disney o Warner Bros, ma di fronte a una saga epica dove si uccide e si viene uccisi, dove amicizie nascono e muoiono, dove l'amore serpeggia fortissimo e la Storia e le Leggende trovano il loro posto senza soffocare il racconto.

Attenzione: vaghi spoiler.

In questo secondo volume della lunga saga scritta e disegnata da Stan Sakai e pubblicata a partire dal 1984, scopriremo di come Usagi sia divenuto un samurai prima e un ronin poi, di come il suo maestro lo abbia addestrato e di come il suo signore sia stato tradito durante la battaglia di Adachigahara solo accennata nel primo volume.

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Quello che mi sta conquistando di Usagi è la capacità di Sakai di creare un universo in cui toni da commedia, tragedia ed epica si fondono in maniera armoniosa, grazie sia alla sua abilità grafica sia alle sue doti registiche nella composizione delle tavole e nella scelta delle immagini da mostrare per creare la giusta emozione nel lettore.

E di emozioni di ogni tipo ne troverete a iosa in questo volume, dalla calma risolutezza dell'esecuzione del traditore Gunichi nelle prime pagine:

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al senso di dolorosa anticipazione per la sorte di alcuni personaggi che trasmette la seguente vignetta:

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oltre alla fierezza che il protagonista trasuda lungo tutta la storia ma che raggiunge il suo apice alla consegna delle due spade che lo accompagneranno per la vita:

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Ho parlato anche di umorismo e toni da commedia, e se la saga principale raccolta nel volume non ne è priva, è nella storia breve intitolata Kappa che troviamo un ottimo esempio di questi aspetti con la presenza di un cucciolo dal roseo futuro...

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Per quanto mi riguarda è la migliore lettura di questa settimana.

Immagini tratte da Usagi Yojimbo Book 2: Samurai edito da Fantagraphics.