mercoledì 22 gennaio 2014

Storie al lavoro - o di come puoi leggere un mio racconto in una mostra

Da qualche giorno potete visitare Storie al lavoro, una mostra mista dal gusto tosto che si tiene a Palazzo Ducale qua a Genova. Dico mista perché ci trovate sia racconti (tra cui uno mio) che tavole a fumetti. Anzi, ci trovate anche le sceneggiature delle tavole a fumetti, così potete saziare la vostra curiosità nel vedere come viene interpretata una sceneggiatura dagli occhi e dalle mani di un disegnatore.

Un bel po’ di roba che coinvolge un bel po’ di gente, i cui nomi potete trovare qua.


Del mio racconto non vi dico una mazza che non sono bravo a parlare della mia roba. Vi dico invece che la presentazione è andata bene: nonostante il diluvio gli spettatori ci sono stati e, cosa ancora più importante, mi sono parsi belli incuriositi. Parlando con altri autori abbiamo più o meno tutti sentito dire da diversi visitatori “Comunque ci torno per leggere tutto con calma!”, il che ci fa sperare che magari al secondo giro si portino dietro qualcuno con cui condividere la lettura. Oppure era un’educata menzogna per andare via prima, vedremo.


Il titolo della mostra dovrebbe essere chiaro: sia racconti che tavole autoconclusive trattano del lavoro, in senso molto ampio. Leggendo tutto devo dire che mi ha rallegrato vedere come il tutto sia eterogeneo: c’è chi ha scelto la risata, chi la denuncia, chi il racconto che (suppongo) è basato su aneddoti personali, chi la fantasia pura. E pure i disegnatori mostrano segni, stili, scuole e suggestioni molto diverse tra loro, accomunati però da una bravura di fondo che ti fa venire voglia di scoprire che altri progetti abbiano in ballo. 

Aguzzando la vista trovate Federico Franzò e il sottoscritto.
Per cui se volete curiosare tra i pensieri di un gruppo nutrito ed eterogeneo di autori e autrici, non dovete fare altro che andare a Palazzo Ducale, nella Sala Dogana. Entrata gratuita, si chiude il 2 febbraio. Il tutto ideato e organizzato da Sergio Badino attraverso la sua scuola, StudioStorie


Le foto sono di Alberto Boz, ne trovate altre in questa gallery.

venerdì 20 dicembre 2013

Jerry Seinfeld, Louis CK, Chris Rock e Ricky Gervais stanno seduti su un cazzo...

“Ci piace perché lo abbiamo visto fare il tip-tap in mezzo a sei laser senza sfiorarne nemmeno uno.” 

Lo dice Jerry Seinfeld a proposito di una battuta di Louis CK. Tema: lo stupro. Svolgimento: vi basta guardare Talking Funny, uno speciale di 50 minuti in cui quattro comici parlano di comicità, facendo battute, riflettendoci sopra e confrontandosi tra loro.


I summenzionati Seinfeld e CK sono in compagnia di Chris Rock e Ricky Gervais, produttore dello speciale e moderatore dell’incontro. Una chiacchierata molto informale e portata avanti con tono leggero ma con la serietà e argomentazione tipica di chi parla della propria ossessione divenuta lavoro. 

Gervais “Non voglio essere giudicato.”
Rock “Sei nella gilda sbagliata, allora.”
Seinfeld “Sul palco vieni giudicato ogni 12 secondi.”

Uno dei punti di forza dello speciale è avere messo insieme quattro comici dallo stile e dalla personalità molto diversi. Ogni volta che si tocca un aspetto particolare dell’essere comici questo viene svolto da ciascuno secondo la sua personale attitudine, dando allo spettatore modo di osservare lo stesso problema da punti di vista diversi se non diametralmente opposti che hanno però il fine comune di fare ridere. Questo è evidente quando Seinfeld racconta una battuta di CK, un paio di minuti che dimostrano come un testo possa causare effetti diversi a seconda di chi lo interpreta. Motivo per cui non ve lo posso raccontare scrivendolo qua ma dovete ascoltarlo perché sono proprio i modi, le inflessioni vocali e i tempi a essere fondamentali e l’unica è che voi guardiate e ascoltate per capire. Come dice CK dopo aver ascoltato la battuta per bocca di Seinfeld “È ancora divertente, ma l’hai completamente Seinfeldata!”.

E poi è CK a fare il verso a Seinfeld, usando però parte di un pezzo di Rock. Un bel gioco di rimpallo tra talenti che studiano la propria materia da anni e mostrano un rispetto e una curiosità reciproci che trovo invidiabili, sempre spinti a trovare qualcosa di divertente e possibilmente vero in ogni aspetto della vita.

“Fare ridere è il fine ultimo a se stesso.” Seinfeld

La battuta sullo stupro la usano come esempio di come si possa toccare ogni argomento, sottolineando come per un comico il punto non sia tanto se è lecito fare una battuta su un certo argomento ma se si è in grado di farlo senza scivolare dalla parte sbagliata della risata. Un problema di cui sentono la responsabilità portandoli a ragionarci sopra usando esempi e controesempi di come sia un terreno minato in cui il comico decide coscientemente di avventurarsi.


“Penso che un aspetto grandioso della comicità sia che puoi prendere le persone e portarle in zone che mettono loro paura e farle ridere a proposito di certi argomenti. Puoi aiutarle.” CK

Il tutto supportato dalla tecnica di chi passa la vita sui palchi girando di città in città piuttosto che in uno studio televisivo e deve imparare osservando quelli prima di lui e provando di sera in sera a rendere migliore il proprio repertorio dal vivo. Dalla difficoltà nel trovare il giusto ritmo nel proprio spettacolo, a quello di decidere con quale pezzo aprire fino alla scelta di essere più o meno sboccati.

Seinfeld “Ho usato fuck solo una volta in tutta la mia carriera.”

CK “Uso il termine merda spesso ma cerco di inserirla qua e là nello spettacolo. Non voglio che ci sia un unico grosso pezzo di merda tutto insieme.”


O quella di trovare la parola giusta che funzioni al meglio per rendere il senso, il ritmo e l’atmosfera della battuta che hanno in mente.

Tutte decisioni che determinano la differenza profonda che c’è tra questi comici, sia in quello che decidono di raccontare ma anche in quello che trovano comico e divertente. Perché se ognuno di loro tenta di parlare di cose che reputano importanti, sono i primi a trovare divertenti battute senza senso e ridicole, come quella a cui mi riferisco nel titolo del post. E che, di nuovo, vi tocca vedere e ascoltare per poterla apprezzare. Soprattutto perché i quattro ci ricamano sopra per qualche minuto, ed è interessante vedere come ognuno reagisca alla battuta e cosa ne pensi.

Per quanto mi riguarda l’ho visto una dozzina di volte e ci trovo sempre spunti interessanti sui cui rimuginare quando mi pongo questioni sul riuscire a scrivere robe divertenti. 

“Ci sono pezzi che ho tirato su per tecnica e istinto ma in cui non credo, per cui li tolgo dallo spettacolo. Perché mi rendo conto che funzionano perché so come si fa stand-up, non perché è qualcosa che considero importante.” CK


E poi, ripeto, è molto divertente. Trovate lo speciale su Youtube, qua sotto. 

lunedì 2 dicembre 2013

Un requiem per il romanzo giallo

"...a dire il vero io non ho mai avuto una grande stima per i romanzi polizieschi, e mi rincresce che anche lei se ne occupi. Tempo sciupato. Ciò che lei ha raccontato ieri nella sua conferenza non era affatto male, anzi; da quando gli uomini politici deludono in misura tanto grave - e io ne so qualcosa, sono un uomo politico anch’io, consigliere nazionale, come forse saprà (non lo sapevo affatto, sentivo la sua voce come venisse da lontano, trincerato dietro la mia stanchezza, ma attento come una bestia nella tana) - la gente spera che almeno la polizia sappia mettere ordine nel mondo, benché io non possa immaginare nessuna speranza più pidocchiosa di questa. Ma purtroppo in tutte queste storie poliziesche ci si infila sempre anche un’altra ciurmeria. Non mi riferisco solo alla circostanza che tutti i vostri criminali trovano la punizione che si meritano. Perché questa bella favola è senza dubbio moralmente necessaria. Appartiene alle menzogne ormai consacrate, come pure il pio detto che il delitto non paga - mentre basta semplicemente considerare la società umana per capire dove stia la verità a questo proposito -, ma lasciamo correre tutto questo, se non altro per un principio puramente commerciale, dato che ogni pubblico e ogni contribuente ha diritto ai suoi eroi e al suo happy ending, e tanto noi della polizia quanto voi scrittori di mestiere siamo tenuti a fornirlo nella stessa maniera. No, quel che mi irrita di più nei vostri romanzi è l’intreccio. Qui l’inganno diventa troppo grosso e spudorato. Voi costruite le vostre trame con logica; tutto accade come in una partita a scacchi, qui il delinquente, là la vittima, qui il complice, e laggiù il profittatore; basta che il detective conosca le regole e giochi la partita, ed ecco acciuffato il criminale, aiutata la vittoria della giustizia. Questa finzione mi manda in bestia. Con la logica ci si accosta soltanto parzialmente alla verità."

La promessa - Un requiem per il romanzo giallo - Friedrich Durrenmatt - 1958

lunedì 7 ottobre 2013

Sono in mostra alla Biblioteca Berio insieme a un sacco di bravi autori

Sabato s'è aperta la mostra di racconti brevi intitolata Storie Brevi D'amore presso la Biblioteca Berio di Genova. 

"Ma c'eri anche tu?"

Si!

"Oh, potevi avvisare che ti si veniva a salutare!"

Eh, sono timido, scusate.

"No, sei stronzo! È diverso!"

Vabbè, semantica a parte, trovate i racconti appesi nella galleria di passaggio all'interno del cortile della Biblioteca. Sono racconti molto diversi tra loro per stile e atmosfera, come diversi sono gli autori che li hanno scritti. Il tutto nasce dal corso di StudioStorie tenuto da Sergio dedicato alla narrativa. Bell'esperienza che come sempre mi ha fatto conoscere persone interessanti e trucchetti nuovi.

I racconti rimangono in mostra fino al 19 di ottobre, e ovviamente è gratuita.

Qui sotto vi metto i nomi degli altri autori brevi:

Andrea Grenci, Luca Caridà, Valeria delle Cave, Elena Gargano, Filippo Ghiglione, Francesca Castagnola, Francesca Talloru, Gianmarco Perrone, Giorgia Bruzzone, Giuliana Erli, Giuseppina Picetti, Laura Magda Sparacello, Oriana Gullone, Paola Cassano, Paola Ceri, Silvia Ierardi.


venerdì 4 ottobre 2013

Centomila capelli che urlano ed esser lisci come il culo dei bambini

Cinque anni fa ero sotto chemio. Non ricordo di preciso quanti mesi di chemio ho fatto. Mi stupisce sempre come certi ricordi siano molto incasinati, mentre altri siano perfettamente stagliati sullo sfondo del mio passato come le ombre dei morti sui muri di Hiroshima. Tipo: ricordo perfettamente il rumore che fece il mio fegato quando l’ago della biopsia lo forò. Però, spesso, mi confondo sulla data in cui feci il trapianto di fegato. Era il 6 ottobre 2008. A volte mi viene da dire 10 ottobre o 12 ottobre, e non ho idea del perché.

Comunque, mentre ero in attesa di un fegato compatibile, feci la chemio. Niente sacche endovenose ma compresse da prendere per bocca. Il farmaco si chiama Nexavar. Per darvi un’idea di quanti e quali effetti collaterali e controindicazioni abbia, vi dico solo che il bugiardino è un piccolo libretto, brossurato. Tra i vari effetti collaterali, a stupirmi di più è stato quello bene o male quasi sempre associato con la chemio: perdita dei capelli.

Dico stupito non perché non mi aspettassi la caduta, anticipatami dai miei dottori, ma perché non sapevo due cose:

A) I capelli, prima di cadere, fanno un male cane.

B) Se perdi capelli, sopracciglia e tutti i peli del corpo, non ti riconosci più.

Il primo punto l’ho scoperto qualche settimana dopo l’inizio della chemio. È cominciato come un forte prurito alla testa, come se avessi avuto una reazione a uno shampoo troppo forte. Ma dopo qualche tempo è diventato vero e proprio dolore. Non so se, in caso portiate i capelli lunghi, abbiate mai tenuto i capelli legati troppo stretti e troppo a lungo: quando li si scioglie c’è un attimo in cui le radici fanno male. Sembra un po’ quella sensazione di un muscolo intorpidito che inizia a formicolare. Ecco, tipo quella, ma molto più forte e ventiquattrore su ventiquattro. Poggiare la testa sul cuscino era un patimento, tanto che mi sono dovuto fare dare una lozione a base di cortisone e non so cos’altro per sedare un po’ il fastidio.

Un fastidio strano che mi dava un dolore diffuso su tutto il cuoio capelluto. Però allo stesso tempo sentivo le singole radici pulsare ogni volta che muovevo i capelli o poggiavo la testa. Possibile si sia trattato solo di immaginazione, ma ogni tanto era come avere migliaia di fili a basso voltaggio che punzecchiavano la testa, a cui seguiva un unica pulsazione come se la pelle cercasse di staccarsi dal cranio. Il fatto che li portassi molto lunghi non aiutava. Vi risparmio i dettagli su come, alle 4 di una notte insonne, li tagliai usando forbicine da unghie, sperando che avendoli più corti mi avrebbero dato meno fastidio. Speranza vana.

Dopo qualche tempo comunque smisero di fare male quasi del tutto e cominciarono a cadere. Cosa che sul momento sentii come un sollievo: meglio calvo o quasi che capellone e dolorante.

La caduta andò avanti in maniera piuttosto lenta e progressiva. Non mi capitò mai, mi pare, di vedere ciocche intere cadere o di alzarmi dal letto e trovarne a mazzi sul cuscino. Semplicemente cadevano di continuo, pochi alla volta. Infatti, anche se continuarono a cadere fino a un paio di mesi dopo il trapianto, davvero calvo non lo sono diventato.

In compenso, dalla fronte in giù, divenni glabro.

A cadere tutte e in poco tempo furono le sopracciglia e, queste si, caddero in maniera piuttosto rapida e a mazzi. Vabbè, mazzetti, date le dimensioni. Come caddero anche i peli del naso (!), la scarsa barba che mi contraddistingue e tutti i peli del corpo nel giro di qualche mese.

Immagino che per modelli e pornodivi guardarsi allo specchio e vedersi lisci e aerodinamici, come supposte con la faccia, sia la norma. Io invece ricordo che una volta sono uscito dalla doccia e guardandomi allo specchio ho pensato più o meno: “Chi cazzo sono?”.

I capelli erano cortissimi, tagliati a cazzo di cane e ormai pochi. Le sopracciglia del tutto andate, praticamente zero peli su tutto il corpo. Più un colorito e un dimagrimento da chemio che non mi rendeva esattamente un dio greco uscito dalle acque. È stato uno di quei momenti in cui ho intuito per qualche secondo cosa significa essere sul punto di perdere la propria identità fisica.

Sapete quelle scene da film in cui il nostro protagonista si trova nel corpo di un altro? Oppure ringiovanito/invecchiato di colpo? Ecco, per un attimo lungo come baratro, per me è stato un po’ così: passare dall’essere il mio solito me stesso magari un po’ acciaccato, all’essere l’ombra di me stesso o direttamente un’altra persona.

Quel volto giallognolo, con le occhiaie da quadro di Munch, senza sopracciglia, con le labbra spaccate dall’arsura da chemio che mi guardava dallo specchio era molto confuso, molto stupito e un po’ impaurito.

Sono passati cinque anni e di nuovo, se mi guardo allo specchio, sono ri-cambiato. Non c’è più quel volto emaciato a guardarmi, non c’è neppure il volto di quando avevo 20 anni ed ero in salute, nemmeno quello di un paio di anni fa quando ho cominciato in maniera più o meno cosciente e programmatica a rimettermi in piedi, nel fisico e nello spirito, con successo altalenante. Forse ci sono tutti, mischiati in varie gradazioni. O forse ogni tanto si scambiano di posto, con quello emaciato che non vuole farsi dimenticare, non lo so.

Da un annetto mi sto facendo ricrescere i capelli. Non che basti questo a chiudere col passato e guardare solo avanti. Magari è solo vanità. Magari è che mi mancano i miei vent’anni. Magari mi rode ancora averli dovuti tagliare solo perché mi facevano male. Magari fra un po’ me li taglierò, ma perché lo deciderò io. Oppure no. 

P.S.


“Si sta come i capelli, sulle teste, in oncologia.” Io, non ricordo quando, rispondendo a qualcuno in ospedale che mi chiedeva come andava. Non suscitai molte risate.

venerdì 13 settembre 2013

Ho intervistato Enrico Macchiavello e ne ho le prove


 Ho avuto l'opportunità di intervistare Enrico Macchiavello, che se avete mai visto una pubblicità della Ceres animata o conoscete gli Skifidol sapete benissimo chi sia. Ma conoscete solo una piccola parte della sua esperienza molto vasta, eterogenea e divertente che merita d'essere esplorata.

Potete tappare i buchi della vostra ignoranza andando a Rapallo per vedere la mostra che quest'anno Rapalloonia gli dedica, o mettere le mani sul catalogo intitolato Macchiavellico curato da Carlo Chendi. Nel catalogo, dietro cui nascondo il mio mento nella foto qua sopra, trovate l'intervista fatta dal sottoscritto. Ho cercato di toccare vari aspetti della sua opera e della sua immaginazione, tipo le bellissime scatole per guardoni del suo progetto Peepshow. Caso mai la leggeste fatemi sapere se sono riuscito a incuriosirvi. 

Qua sotto un paio di prove fotografiche del dialogo avvenuto. Si le foto fan cagare ma ci ho la manina tremula.




mercoledì 28 agosto 2013

Zen pencils, come prendere una citazione e renderla più avvincente

Gavin Aung Than prende delle citazioni più o meno famose e ci fa sopra un fumetto. Che può sembrare solo un esercizio sterile, ma in realtà il risultato è quasi sempre molto interessante. Perché Than non si limita a illustrare quanto detto nella citazione ma riesce sempre a dare una sua interpretazione che, secondo me, aggiunge o comunque rende più efficace il messaggio. Le trovate sul suo sito Zen pencils.

Ad esempio nel momento in cui scrivo l’ultimo aggiornamento è basato su una citazione di Bill Watterson, lo trovate qua. In questo caso se conoscete Calvin & Hobbes vi balza agli occhi come la striscia sia anche un omaggio a quei personaggi e a quell’autore.

Ma ci sono casi in cui Than riesce a costruire una piccola storia, come ad esempio 

- On Kindness di Roger Ebert
- There are no limits di Bruce Lee

e altre in cui nascono personaggi che poi tornano in citazioni successive, come la mia personale beniamina Rising Phoenix, lottatrice di wrestling che appare in 

- Ask Yourself di Howard Thurman
- Life is not easy di Marie Curie

oppure il ragazzino vittima dei bulli in

Invictus di William Ernst Henley
- If di Rdyard Kipling
- O Me! O Life! di Walt Whitman

giusto per darvi qualche spunto da cui partire e fermarmi prima di linkarvele tutte.


Insomma mi pare un progetto ben ragionato e in cui Than metta molta cura, tutt’altro che un mero esercizio di stile. Oltre al sito lo trovate pure su tumblr qua