venerdì 26 giugno 2009

Quando John Doe bussò alla porta di Michael Jackson

Il numero 56 di John Doe che ho sceneggiato è ambientato a Neverland, il ranch-parco giochi-rifugio irreale di proprietà di Michael Jackson. Come dissi all'uscita dell'albo, probabilmente in pochi se ne sono resi conto. Forse avrei dovuto far disegnare a Sergio un paio di bambini impagliati.

La scelta, oltre che per il suo simbolismo che mi pareva azzeccato o per lo meno interessante, deriva dal mio essere stato per un bel po' un suo fan sfegatato, diciamo fino alla pubblicazione di Blood on the Dance Floor.

Jackson, al di là delle sue capacità artistiche, mi ha sempre affascinato in quanto personaggio. Quando ero biNbo mi pareva un alieno capace di mosse impossibili e dotato di una voce da SFX e che per altro viveva in uno stracazzo di parco giochi con una scimmia per amico. Non avete idea dei pomeriggi passati a fare il moonwalk davanti allo specchio inframezzandolo con altre mosse di gamba del sommo.

Per non parlare del numero di monetine che coi miei compagni di scuola lanciavamo in corridoio per emulare il video di Smooth Criminal. Almeno un paio di occhi li abbiamo lesionati.

Ora Jacko se ne è andato a 50 anni. Per me è un po' come se fosse morto un personaggio dei fumetti ai quali ti affezioni. E mi spiace non averne predetto la morte in John Doe, porca puttana.

1 commento:

Lo'oris ha detto...

rotfl i bambini impagliati