venerdì 13 marzo 2009
sabato 7 marzo 2009
Bigger, Stronger, Faster* - gli effetti collaterali di essere americano
Quando scoprii che Hulk Hogan aveva ammesso di aver usato steroidi per una decina d'anni ci rimasi di merda: all'epoca avevo più o meno 16 anni e da almeno 10 lui era uno dei miei Eroi dell'infanzia insieme a John Matrix, lo Schwarzenegger protagonista di Commando. Erano montagne di muscoli che sedevano dalla parte di giusti, picchiavano ai cattivi e giocavano secondo le regole, figure di riferimento in un mondo allo sbando. Scoprire che Hulk aveva barato per anni per costruirsi quel fisico fu durissima. Già c'ero rimasto male a 8 anni quando beccarono Ben Johnson positivo alla finale dei 100 m contro Lewis, ma la caduta di Hogan fu più dura perché era un po' come scoprire che Batman si fa di nandrolone, EPO e HGH (e infatti la miniserie Veleno in cui si dopa mi colpì non poco).
Data questa premessa, riesco a relazionarmi senza problemi con Chris Bell, l'autore del documentario Bigger, Stronger, Faster, un ragazzone americano che da bimbo idolatrava così tanto Hogan, Schwarzenegger e Stallone da iniziare ad allenarsi duramente con i suoi due fratelli per diventare più grosso, più forte e magari sfondare nel wrestling. 10 anni di allenamenti secondo le regole, di sudore sputato e ghisa alzata per emulare i propri miti, e poi Hogan dichiara in tribunale di essersi bombato per 12 anni. E poi lo ammette anche Schwarzenegger, di cui Bell conosce a memoria tutti i dialoghi, e che in un celebre discorso da governatore della California dice che in America puoi raggiungere qualsiasi obiettivo "...if you play by the rules!".
E il maggior dubbio che assale Chris è proprio la questione morale: se tutti usano sostanze dopanti a livello agonistico, è ancora considerato barare assumerle? se per continuare a lavorare in squadra e mantenere la tua famiglia hai bisogno degli steroidi, li assumerai? se gli steroidi si rivelano necessari per raggiungere l'apice della tua forma, li assumerai? e cosa può essere considerato doping e cosa no?
Esemplare dell'ultimo dubbio è il caso di atleti come Tiger Woods che, sottoponendosi a una sessione di Lasik per correggere problemi di vista, ne sono usciti con una vista da superman migliore rispetto a quella media. Potrebbe sembrare poca cosa ma nel golf la capacità di comprendere distanza e profondità è fondamentale, così come nel baseball ad esempio. Una modificazione definitiva di un parametro così importante è barare?
E ancora: ci sono (rarissimi) casi di persone che per una deficienza genetica sviluppano una muscolatura semplicemente esagerata con sforzo minimo, grazie a problemi legati alla miostatina. Ma dato che un'immagine vale più di mille parola, il manzo che segue è affetto da questa deficienza:
e se su di un manzo la cosa non fa poi tutta st'impressione, ecco un levriero affetto dallo stesso problema, vicino a un levriero normale:
Ora immaginatevi che questa modifica genetica venga creata in laboratorio su di un atleta che non si ferma davanti a niente e nessuno per vincere e inizierete a capire i grattacapi cui si troveranno di fronte i comitati olimpici del futuro.
Nel documentario, Bell affronta anche il problema se gli steroidi siano davvero causa di gravissimi effetti collaterali non giungendo a una risposta definitiva: il bando degli steroidi negli USA ha praticamente reso impossibile compiere studi clinici sul loro utilizzo nel lungo periodo e le notizie a riguardo sono poche e contraddittorie. Ci sono atleti e culturisti che li usano da quasi 20 anni e sono vivi e soprattutto pimpanti, altri sono morti di cancro e hanno accusato gli steroidi di esserne la causa. Alcuni medici giurano sulla loro pericolosità, altri si trincerano dietro il classico "tutte le medicine hanno effetti collaterali!".
La ricerca di Bell di una risposta lo porta anche a chiedersi il perché della diffusione degli steroidi e la risposta sembra essere la più semplice: in una nazione che ha fatto della sopraffazione fisica dell'altro uno dei suoi cardini, essere più grossi, più forti, più veloci e sempre vincitori è l'unica vera possibilità che si abbia. E se gli steroidi permettono di esserlo, tanto meglio. Che si sia culturisti, wrestler, giocatori di baseball, concertisti che si calano beta bloccanti per combattere l'ansia, piloti dell'aviazione che si sparano anfetamine per aumentare i riflessi o studenti fatti di stimolanti per studiare meglio e più velocemente non importa: perdere è antiamericano e quindi gli steroidi sono la soluzione.
Il documentario dura poco meno di due ore, ogni tanto scivola nella lacrima facile, particolarmente nelle parti dedicate ai fratelli e ai genitori di Bell, e in un paio di passi sfocia nelle classiche frasi libera tutti "Tengo famiglia!" e "Nessuno è perfetto!" ma quello che secondo me lo rende una visione consigliata è la capacità di Bell di mettere in scena la schizofrenia di fondo della cultura dell'eccesso americana che vuole eroi impossibili e sport spettacolari oltre i limiti umani e condanna allo stesso tempo l'uso di trucchi per raggiungere questi obiettivi perché contrari allo spirito americano.
Esemplare è la scena in cui Bell, suo padre e sua madre esultano felici perché uno dei due fratelli di Bell è riuscito a tirare su 700 libbre (circa 317 chili) durante una gara di sollevamento pesi, e ci è riuscito grazie agli steroidi che usa da anni. Poco prima Bell ci aveva mostrato sua madre disperata che si incolpava di non aver fatto abbastanza per educare i suoi figli, mentre il padre si diceva convinto che il terzo figlio morirà a causa dell'abuso di steroidi.
Qui sotto trovate il trailer.
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martedì 3 marzo 2009
Sono entrato in un fumetto
Cosa può desiderare nell'intimo uno che legge fumetti da anni? Farli o diventarlo. Sul primo punto ci sto lavorando ma per il secondo, picchi egomaniaci a parte che tengo a freno non senza difficoltà, bisogna rimettersi nelle mani di chi i fumetti già li fa.
Ora, finalmente, pure io posso bullarmi di essere finito in una tavola a fumetti in tutta la mia baldanza, olè! La tavola la potete leggere online qui (è la prima a partire dall'alto, io sono il tipo occhialuto e lungo crinito) e fa parte della serie Mark & Thing, ideata da Sergio sui disegni di Federico Franzò.
Mille complimenti a Federico non solo per la bravura in generale ma anche per la mia caricatura che secondo me è molto azzeccata, soprattutto nei piccoli particolari. Sfiga vuole che poche settimane dopo la realizzazione della tavola io mi sia dovuto tagliare i capelli quasi a zero, altrimenti la usavo al posto della foto nella carta d'identità.
Ora, finalmente, pure io posso bullarmi di essere finito in una tavola a fumetti in tutta la mia baldanza, olè! La tavola la potete leggere online qui (è la prima a partire dall'alto, io sono il tipo occhialuto e lungo crinito) e fa parte della serie Mark & Thing, ideata da Sergio sui disegni di Federico Franzò.
Mille complimenti a Federico non solo per la bravura in generale ma anche per la mia caricatura che secondo me è molto azzeccata, soprattutto nei piccoli particolari. Sfiga vuole che poche settimane dopo la realizzazione della tavola io mi sia dovuto tagliare i capelli quasi a zero, altrimenti la usavo al posto della foto nella carta d'identità.
venerdì 27 febbraio 2009
29 anni dopo
Cosa succede quando due genitori comprendono di avere un figlio nerd? Gli fanno fare una torta come la seguente
Per non parlare del fatto che tra le altre cose mi hanno regalato i seguenti volumi


Mi sento un bambino di 8 anni.
Ah, se ve lo state chiedendo: la torta è quadrata perché il pasticcere, parole sue, "Mi ero rotto il cazzo di fare le torte rotonde :asd:". Genio.
E grazie a tutti per gli auguri via facebook, mail e piccione viaggiatore!
martedì 24 febbraio 2009
Il Sistema Riproduttivo di John Sladek
E no, non parlo del pacco delle meraviglie di un autore ben poco conosciuto qui Italia ma del romanzo sci-fi del 1968 Il Sistema Riproduttivo, lettura consigliata caldamente se vi piace la fantascienza venata (molto venata, diciamo pure grosse e poderose vene varicose) di umorismo.

Il romanzo parte con il consiglio di amministrazione di una fabbrica di bambole parlanti a molla che versa in cattive acque e tenta l'ultima carta: farsi dare un sacco di soldi dal governo USA in finanziamenti per la ricerca con un progetto che faccia gola ai militari. L'idea viene buttata li tanto per fare: un sistema automatizzato che sappia riprodurre se stesso senza aiuto esterno. Chissene frega se è fattibile, noi ci proviamo. Il mondo non sarà più lo stesso.
In un romanzo normale si assisterebbe alla strenua lotta dell'uomo contro la macchina per la supremazia della catena alimentare e il ruolo di Re del mondo, tematica arcinota grazie a Terminator e Matrix, con eroi che si lanciano in atti di sacrificio estremo, esplosioni e colpi di scena a spron battuto.
Per fortuna John Sladek doveva avere un po' in uggia la classica sci-fi dell'epoca e rende l'intero racconto una cavalcata sfrenata che galoppa da un registro all'altro, passando dalla pura commedia slapstick all'assurdo, saltando tra il grottesco e il picaresco senza perdere comunque l'occasione di infilare qua e la qualche riflessione sul rapporto tra creato e creatore, coincidenza e destino. E il tutto sostenuto da esplosioni, colpi di scena ed eroi che si lanciano in atti di sacrificio estremo. Oltre a una pletora di imbecilli di genia varia.
Da padroni la fanno bene o male tutti i personaggi, che si tratti dei protagonisti, di meteore di passaggio o di alcune comparse che tornano in vari punti dando una coerenza e un senso di realtà al tutto estremamente godibile.
Non siamo ai livelli delle risate da crampi addominali di autori come Douglas Adams o Philip J. Farmer ma Sladek è una delle scoperte recenti migliori che mi sia capitata, merito dell'edizione Urania dimenticata provvidenzialmente da qualcuno in una sala d'attesa. Ho visto che in rete lo trovate anche in una vecchia edizione che non costa una cippa su IBS.it, caso mai si tratti di uno dei volumi di Urania Collezione che hanno raggiunto prezzi onestamente idioti. Consigliatissimo.
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mercoledì 18 febbraio 2009
sabato 14 febbraio 2009
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