giovedì 7 febbraio 2008

John Doe 56 - Cose che mi sono piaciute

Come detto nello scorso post, Un uomo e altri animali mi ha soddisfatto in più punti.

In generale il ritmo che sono riuscito a dare alla storia mi pare funzioni bene. Separare i due protagonisti, lungi dall'essere una botta di originalità, credo abbia giovato a mantenere costante l'attesa per il momento di furia di John che, per quanto mi riguarda come lettore prima che come sceneggiatore, è un momento che attendo quando leggo i primi numeri di questa terza stagione, curioso di vedere cosa tirerà fuori dal taschino JD.

E così mi riallaccio a un altro punto della storia il cui risultato su carta ha funzionato meglio di quanto pensassi, ovvero la colossale civetta vomitata da John per abbattere l'elicottero che forse risulta un po' tamarra ma mi pare in linea con la serie.

Altri due momenti che mi hanno dato grande soddisfazione leggendo l'albo sono la sequenza onirica che attraversa la storia della medicina, o della tortura a seconda del rapporto che avete con la stessa, e la tavola che trovate qui sotto:

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Momenti che, come la sequenza al buio che precede il risveglio di JD, funzionano soprattutto grazie ai disegni di Sergio che ha colto molto bene le atmosfere che mi interessava far passare ai lettori.

Infine ho l'impressione che Pericle sia risultato un protagonista all'altezza della situazione tenendo bene la scena, e con dialoghi che funzionano meglio rispetto a quelli di altri personaggi.

Si vede che mi escono bene i dialoghi da cani.

Mmmhhh...

sabato 26 gennaio 2008

John Doe 56 - Cose da rivedere

Dopo diverse letture e i commenti di amici e lettori ho tirato le fila di quanto non mi ha convinto nella sceneggiatura di Un uomo e altri animali.
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I dialoghi tra Paget e Burrell, i due dottori, presentano diversi problemi.

Sono ridondanti. Per essere due che si conoscono da decenni, pare abbiano un patologico bisogno di chiamarsi per cognome due volte a tavola. Ci manca poco che inizio ad apostrofarsi con "Crostatina mia" e "Pandolcino caro". Nelle mie intenzioni questo tormentone doveva rafforzare l'atmosfera delirante della storia ma se, mi pare, funziona nella sequenza onirica, alla lunga stucca un po'.

Effetto infodump. I due spiegano l'un l'altro procedimenti che dovrebbero conoscere a menadito. Se questo rimbalzo di nozioni era inteso a sottolineare i dubbi di Paget e agevolare la lettura ho l'impressione che sul lungo termine sia risultato eccessivo. Sfruttare al presenza di Rose, in particolare nella seconda parte della storia, probabilmente avrebbe funzionato meglio.

Il finalino/risveglio di John è troppo breve.

Qui ho pagato l'inesperienza, trovandomi in chiusura della storia con poche tavole a disposizione. Qualche tavola in più avrebbe permesso di rendere più chiaro l'assenza totale di cadaveri e quindi lo straniamento di John di ritrovarsi in un posto ignoto e completamente morto.

Chi siano davvero i due dottori non è chiaro.

Diciamo che sono l'ultimo avamposto dell'Istituto Nazionale della Sanità americano, con il compito di capire cosa sia successo e trovare una soluzione, con il supporto dell'esercito. Fesso io a non far inserire nemmeno uno straccio di stemma dell'istituto che se non altro avrebbe fatto scattare qualche lampadina. Ho l'impressione che la storia, nella sua atmosfera volutamente allucinata, funzioni lo stesso, ma qualche info in più penso avrebbe giovato.

Non credo sia evidente l'ambientazione della storia.

La storia si svolge all'interno del ranch Neverland proprietà di Michael Jackson. Mi piaceva l'idea che il "vaccino" alla vita eterna si svolgesse nella casa di un uomo ossessionato dalla gioventù. La villa e il cancello con la scritta Neverland che vedete nell'albo sono stati ottimamente ripresi da Sergio da quelli veri ma temo siano stati colti solo dai fan di Jackson. Avrei fatto meglio a far inserire a Sergio da qualche parte una statua di Jacko, magari quella pacchianissima che lo ritrae in compagnia di una scimmia.

A rileggere il post pare non mi sia piaciuto nulla. Non è così, anzi, ma ne riparliamo fra qualche giorno.

lunedì 14 gennaio 2008

Ricordi post-apocalittici

Ero piccolo, avrò avuto penso 10 anni, e in televisione vidi uno spezzone di un film di fantascienza ambientato in un futuro post-apocalittico che come tutti i futuri post-apocalittici poteva sembrare figo solo a un bambino imbibito di fumetti e fantascienza e ai cammelli.

Non ricordo nulla di cosa accadde in quella sequenza ma ricordo benissimo il protagonista assoluto della stessa, ovvero lui:

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Ovviamente all'epoca non avevo idea di come si chiamasse, ma con le sue 12 ruote, l'essere anfibio e praticamente inarrestabile entrò nella mia testolina a spazzola e non ne uscì più.

Ricordo perfettamente che per i due-tre mesi successivi ne disegnai diverse versioni immaginandomi le più assurde avventure attraverso deserti abitati da cammelli rabbiosi e predoni incazzosi e poi come per tutte le cose la Passione scemò ma di lui non mi dimenticai mai.

Non seppi mai il titolo del film in cui appariva, e non ricordavo minimamente uno straccio di attore che vi recitò, rimanendo per circa 17 anni con quella curiosità di fondo mai soddisfatta nonostante ricerche su siti di fan, richieste sui forum e appelli disperati all'ONU.

Tutto questo fino a quando qualche giorno fa, del tutto inaspettato e imprevisto, mi imbatto in questa immagine che mi rivela il titolo del film: Damnation Alley!

Oh gioia! Oh gaudio! Oh cazzo! Finalmente ho un titolo! Finalmente so che ci ha recitato George Peppard, mica l'ultimo degli stronzi! Finalmente potrò guardarmelo tutto dall'ini

Non è mai stato riversato in DVD.

E quindi non si trova manco per altri lidi.

Vado via che c'ho il magone.

giovedì 10 gennaio 2008

John Doe 56


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Da qualche giorno è in edicola John Doe 56 - Di uomini e altri animali.

Scritto da me e disegnato da Sergio Gerasi, è il mio esordio su John Doe nonché il mio esordio come sceneggiatore a solo.

Trovo che Sergio sia riuscito a rendere molto bene le atmosfere e le sensazioni che volevo far passare, in particolare dal risveglio di John in poi, con menzione speciale per pagina 84 a cui tenevo particolarmente.

Per quanto riguarda invece la sceneggiatura mi riservo di tornarci sopra a mente fredda perché mi sono reso conto che alcuni temi non sono venuti fuori o sono troppo sottintesi, devo ragionarci un po' su e capire dove mi sono incartato.

Ma sia chiaro che in generale sono parecchio soddisfatto del risultato.

Nel frattempo un grazie a Rrobe e Lorenzo per la fiducia, a Sergio per i bei disegni e a Sergio Badino perché se non era per lui col cavolo che mi decidevo a scrivere.

P.S.

Dato che mi è stato chiesto già un paio di volte: l'Homer che spunta nell'albo non è un riferimento al numero di JD Hollywood Brucia ma all'episodio dei Simpsons che omaggia-parodizza The Prisoner. Scrivendo il numero mi sono accorto che JD viene drogato un po' spesso e non ho resistito a inserire un inside joke ai miei danni :asd:


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venerdì 4 gennaio 2008

Cose da non fare quando sceneggi

La comunicazione tra sceneggiatore e disegnatore è fondamentale. Più è precisa e accurata, migliore sarà il risultato. Ma il rischio di inondare il disegnatore con troppe informazioni è sempre lì dietro l'angolo, pronto a fare disastri.


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Le vignette sono tratte da I Professionisti, Volume 1, Ed Black Velvet, esilarante racconto semi biografico della vita in uno studio di fumettisti professionisti nella Spagna degli anni '60 scritto e disegnato da Carlos Gimenez.

Tra nottate in bianco carburate ad anfetamine per rispettare le consegne, festini con alcol e donnine, delusioni cocenti, altre anfetamine per stare svegli, scherzi da veri figli di puttana e battaglie di merda (letteralmente), il volume mostra il lato più umano e sanguigno del fare fumetti.

Se volete diventare fumettisti e per un qualche arcano motivo pensate sia tutto rose e fiori leggetelo, tra il mare di risate che vi farete guarderete con occhi diversi alla professione.

E vi chiederete quanti autori attuali usino anfetamine.

mercoledì 12 dicembre 2007

[SPOILER] Bruce Campbell Vs Supereroi Mangiacervello

Non so voi ma scoprire che Marvel Zombies non era una porcata fatta (solo) per cavalcare l'onda zombesca mi ha stupito non poco nonostante la rassicurante presenza di Robert Kirkman alla regia.

Il livello di stupore è passato da "Apperò" ah "ZOMG" quando è stato annunciato Marvel Zombies Vs Army of Darkness, ovvero supereroi mangiacervello contro Bruce "Hail to the King" Campbell, un crossover le cui promesse di frattaglie e ganasseria sono superate solo da questo.

E si capisce che lo sceneggiatore John Layman sa con quale materiale sta lavorando e a quale pubblico si sta rivolgendo quando, dopo aver fatto mettere fuori gioco Devil da Thunderball a causa di Ash che se ne bulla, mostra in che modo Ash Williams si presenta al quartiere generale dei Vendicatori per portare il suo aiuto:


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Quegli snob dei Vendicatori non danno ascolto al nostro e alla sua tiritera sui morti che torneranno a camminare e lo scaricano letteralmente in un laghetto di Central Park.

Ovviamente i morti tornano a camminare e le cose precipitano velocemente, tanto che nemmeno uno cazzuto come Frank Castle riuscirà a sopravvivere. E per farvi capire quanto sia cazzurto Frank, beh, sappiate che quando si presenta non pronuncia il proprio nome di battaglia ma l'intero titolo della propria testata:



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simbolo compreso!

Questa affermazione di potenza non salverà Frankie, come non salverà la popolazione di NY nemmeno l'arrivo totalmente gratuito di N.X.T.W.A.V.E.


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E non si salverà nemmeno Ash che verrà sbranato da Howard Il Papero:



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O meglio. A essere mozzicato come fosse un arancino non è il nostro Ash, bensì l'Ash di questa dimensione, un Ash parecchio sfigo che aveva sempre desiderato essere un eroe scegliendo proprio questa giornata per realizzarsi. Ottima scelta, Ashley.

Ma tanto meglio per il nostro Ash che, con l'aiuto di Scarlett Witch e Dazzler entra nella libreria del fu Dr. Strange alla ricerca del Necronomicon, sicuro di trovare una soluzione alla recente penuria di morti sepolti.

Grazie a un interrogatorio che farebbe la gioia di Jack "Non c'è tempo!" Bauer:


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scopriamo che il Necronomicon si trova a casa di nientepopodimenoche Victor Von Doom il quale sprizza felicità da tutte le giunture nel fare la conoscenza del nostro eroe:



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A questo punto potremmo pensare che nella lontana, isolata e inaccessibile Latveria l'epidemia zombesca non sia ancora arrivata e avremmo ragione se non fosse per colpa di un certo mutante:



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Ah, l'emotivo Quicksilver! Cambiano gli universi narrativi ma è sempre il solito cazzone!

Dato il precipitare della situazione e la necessità di trovare una soluzione, Ash Bauer ruba il vestito della festa di Victor intimando al Necronomicon di dargli una mano, con una delle espressioni più lubriche, eccitate e dementi che abbia mai visto:



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Posso vedere interi volumi di torture medievali dietro quello sguardo, e mi fanno tutte sganasciare.

Grazie ai preziosi e volontari consigli del libro dei morti e alla presenza di spirito di Doom, Ash riesce a salvarsi la cavezza non prima di aver tirato un tiro mancino al 'Nomicon che si ritrova in una situazione tutt'altro che pulita:


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E se uno Zombie Hulk in procinto di pulirsi le chiappe con un Necronomicon Parlante non vi convince a comprare l'albo, alzo bandiera bianca.

Tutte le immagini sono tratte da Marvel Zombies Vs Army of Darkness.

lunedì 3 dicembre 2007

Quando un tegolino* è un calcio nei denti

Intorno al 1991-92 misi le mani su Battletoads, gioco per NES con protagonisti due anfibi domestici antropomorfi che picchiavano come fabbri ferrai. Si, erano i cugini sfigati delle TMNT ma il gioco era divertente, grazie alla commistione tra livelli beat-em up stile Double Dragon, un po' di platform che non fa mai male ma soprattutto un livello in lambretta-volante da cardiopalma.

Livello di una difficoltà disumana che io non sono mai riuscito a superare nonostante centinaia di tentativi, frustrati soprattutto dalla necessità di ricominciare ogni volta dall'inizio. Del gioco, non del livello.

Fatto sta che per anni mi sono sempre immaginato il resto del gioco, in particolare quanto potesse essere lungo quel fottutissimo livello a bordo della lambretta. Nella mia immaginazione quel maledetto tunnel si dipanava per centinaia di chilometri, con migliaia di ostacoli da superare e salti da fare acquistando sempre più velocità fino a ritrovarsi catapultati nel passato a giocare a pong in bianco e nero.

Tutto questo fino a oggi quando mi sono imbattuto in questo video che mostra il maledetto livello. Roll the clip, pls:



Io mi sono sempre schiantato a 2:09 circa. Vado a bruciare la cartuccia originale.

*Altro che madeleine, tzè.